Groenlandia, l'accordo Usa-Danimarca: basi, minerali e il veto su Cina e Russia
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Redazione Esteri
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Dopo mesi di tensioni che avevano incrinato i rapporti interni alla Nato, l'amministrazione statunitense ha annunciato un'intesa con Danimarca e Groenlandia destinata a ridisegnare gli equilibri di sicurezza nell'Artico. L'accordo, la cui firma è attesa per la prossima settimana a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, conferisce agli Stati Uniti quello che l'inquilino della Casa Bianca ha definito un «controllo permanente sulla sicurezza e su ogni altra esigenza» dell'isola, ponendo fine a una disputa che aveva fatto temere uno scontro tra alleati.
Le basi militari e il veto sugli investimenti
Il cuore politico dell'intesa risiede nelle limitazioni imposte a quelli che Washington considera avversari strategici. Secondo quanto riferito da funzionari del Dipartimento di Stato, il testo vieterebbe l'installazione di basi non appartenenti alla Nato e garantirebbe che Cina e Russia non possano inviare truppe né realizzare investimenti in settori sensibili senza un'espressa approvazione scritta americana.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di un risultato che «affronta in modo permanente e completo» le preoccupazioni di sicurezza nazionale, mentre l'ambasciata danese ha tenuto a precisare che l'accordo «riconosce la sovranità e l'integrità territoriale» del Regno e il diritto all'autodeterminazione del popolo groenlandese.
Il precedente del 1951 e la presenza militare americana
L'intesa non nasce nel vuoto, ma poggia su un'impalcatura giuridica risalente alla Guerra Fredda. Il trattato bilaterale firmato il 27 aprile 1951 consentiva già a Washington di operare installazioni militari sull'isola in coordinamento con Copenaghen, subordinando però le modifiche significative a un obbligo di consultazione e informazione preventiva. La base di Pituffik, situata nel nord-ovest del territorio, rappresenta da decenni un snodo cruciale per l'allerta missilistica e la sorveglianza spaziale.
Le nuove intese sembrano ampliare quel perimetro, con l'obiettivo dichiarato di avviare «immediatamente» lo sviluppo di una presenza militare più estesa in aree considerate strategiche.
Le risorse minerarie e il quadro artico
A rendere l'isola un tassello ambito non è soltanto la posizione geografica, che la colloca sulla rotta più breve tra il continente americano e l'Eurasia, ma anche il sottosuolo. Il territorio ospita giacimenti di terre rare e minerali critici finora in gran parte inaccessibili, il cui potenziale estrattivo cresce di pari passo con lo scioglimento della calotta glaciale e l'apertura di nuove rotte marittime. La Groenlandia conta poco più di 56.000 abitanti, una densità demografica che rende il controllo delle risorse e delle infrastrutture un tema geopolitico ben più vasto della scala locale.
Le reazioni europee e il nodo della sovranità
Da Parigi, il presidente Emmanuel Macron ha commentato l'esito del negoziato definendolo un accordo che «permette di placare gli animi» e «riafferma la sovranità danese» sul territorio. Il capo dell'Eliseo, intervenendo a margine di una visita a Saint-Pierre-et-Miquelon, ha osservato come il diritto internazionale venga rispettato e che proprio questo era quanto richiesto dalle cancellerie europee.
La Nato, attraverso un proprio portavoce, ha accolto con favore l'intesa sottolineando che contribuirà alla stabilità e alla cooperazione in una regione divenuta centrale per la sicurezza collettiva dell'Alleanza.
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