Paz-gol e l’ira di Di Francesco: il Lecce affonda, il Como vola
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Redazione Sport
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Un’azione, durata pochi secondi, è bastata a infiammare l’atmosfera del Via del Mare e a determinare, di fatto, l’esito dell’anticipo. Al ventesimo minuto del primo tempo, Nico Paz, ricevendo palla a ridosso dell’area, si è liberato del pressante marking di Ramadani con un movimento del Corpo, per poi girarsi con rapidità e insaccare con un destro potente. Quel movimento, quel contatto fisico – giudicato dall’arbitro Marchetti e, dopo un rapido check, dalla sala VAR come gioco di forza regolare – è stato invece vissuto dalla panchina salentina come un fallo netto, una gomitata non sanzionata. E da lì, complice la fragilità psicologica di una squadra in cerca di punti, è scattata la reazione a catena che ha portato, in pochi minuti, al raddoppio larianeo e al successivo crollo di un Lecce che, dopo una prima fase di equilibrio, si è disunito lasciando ampi spazi agli avversari.
La protesta continua e il match che sfugge
La protesta di Eusebio Di Francesco, il quale ha inveito a lungo contro la quarta figura, esplodendo in gesti plateali di disappunto, ha caratterizzato i minuti immediatamente successivi al vantaggio del Como, distraendo – com’è inevitabile in simili frangenti – l’attenzione dei suoi giocatori dalla necessità di una reazione immediata. Una situazione, questa, che i giocatori di Cesc Fabregas, dall’alto di una maturità tattica crescente, hanno saputo sfruttare alla perfezione, gestendo il possesso e trovando il raddoppio in una fase in cui i padroni di casa apparivano chiaramente scomposti. Una parte di essi, del resto, ha dimostrato di saper leggere i momenti decisivi della partita anche senza la guida diretta del proprio allenatore, costretto a seguire l’incontro dalle tribune per una squalifica.
Il dominio larianeo e il silenzio salentino
Con il punteggio che rapidamente si portava sullo 0-2, prima della pausa, e poi sul definitivo 0-3 nel secondo tempo, la partita ha assunto i connotati di una dimostrazione di forza da parte della squadra visitatrice, la quale ha amministrato il largo margine senza concedere quasi nulla in difesa. Al contrario, il Lecce non è riuscito a costruire occasioni pericolose di rilievo, mostrando una sterilità offensiva che ha reso il terzo gol degli ospiti, peraltro, una logica conseguenza del dominio in campo. Una prestazione, quella dei salentini, lontana dai livelli di grinta e organizzazione che li avevano contraddistinti nelle prime giornate, mentre il Como ha saputo capitalizzare al massimo ogni passaggio chiave dell’incontro.
Le dichiarazioni a caldo e il punto di non ritorno
Al fischio finale, le posizioni sono rimaste diametralmente opposte. Fabregas, pur riconoscendo la difficoltà di assistere inerme dalla tribuna, ha espresso una goduria pura per la vittoria, elogiando la gestione della partita operata dal gruppo in campo e sfiorando, senza approfondire, i discorsi sulla classifica. Di Francesco, dal canto suo, non ha affatto digerito l’episodio del primo gol, tornando con fermezza nella conferenza stampa sull’episodio Ramadani-Paz, definendo quella rete come un’azione da annullare e indicandola come lo spartiacque negativo di una gara altrimenti in bilanci. Una lettura, la sua, che però non tiene conto della fragilità mostrata dalla sua squadra nei settanta minuti successivi, durante i quali il Como ha dimostrato una superiorità tattica e realizzativa che va ben al di là di un singolo episodio arbitrale, per quanto controverso.




