Coniugi mummificati a Verona: ladri sfondano il cancello della villa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda dei coniugi Marco Steffenoni, 75 anni, ex medico odontoiatra, e Maria Teresa Nizzola, 76, trovati morti e mummificati nella loro villa a Monte Ricco, tra Verona e Negrar di Valpolicella, si arricchisce di un nuovo, inquietante episodio. Nella notte tra martedì e mercoledì, ignoti hanno sfondato il cancello verde della proprietà, rompendo i sigilli apposti sulla porta d’ingresso dopo il ritrovamento dei corpi. Un’auto sospetta, parcheggiata nei pressi della villa, ha allertato i residenti, che hanno prontamente segnalato l’accaduto alla centrale operativa della Questura.

La villa, situata in una zona collinare isolata, era da tempo al centro di un mistero. I due coniugi, che vivevano come eremiti, avevano tagliato ogni contatto con il mondo esterno, rinchiudendosi in un silenzio che solo la morte ha interrotto. I loro corpi, ormai mummificati, sono stati scoperti sabato scorso da un gruppo di giovani esploratori urbani, che si erano introdotti nell’abitazione attratti dall’aura di abbandono che circonda questi luoghi dimenticati.

L’irruzione dei presunti ladri, avvenuta pochi giorni dopo il ritrovamento, ha gettato ulteriore ombra sulla vicenda. Sebbene le motivazioni dell’intrusione non siano ancora chiare, si ipotizza che i malintenzionati volessero svaligiare la proprietà, approfittando del clamore mediatico e dell’assenza di sorveglianza. L’auto abbandonata, lasciata incustodita fuori dal cancello, sembra confermare l’ipotesi di un tentativo di furto, anche se al momento non è stato possibile stabilire se siano stati portati via oggetti di valore.

La pratica dell’urbex, abbreviazione di “urban exploration”, ha giocato un ruolo centrale nella scoperta della tragedia. Matteo Montaperto, attore e fotografo veronese, nonché vicepresidente dell’associazione culturale Ascosi Lasciti, spiega come l’esplorazione di luoghi abbandonati sia guidata dal desiderio di preservare storie altrimenti destinate a scomparire. «I dettagli, un oggetto o una stanza raccontano vite passate», afferma Montaperto, sottolineando l’importanza di documentare questi spazi prima che il tempo li cancelli definitivamente.

La villa dei coniugi Steffenoni, con il suo vasto parco e l’atmosfera decadente, rappresenta un esempio emblematico di come luoghi un tempo vibranti possano trasformarsi in scenari di solitudine e abbandono. La coppia, che aveva scelto di vivere lontano da occhi indiscreti, è diventata involontariamente protagonista di una storia che mescola cronaca nera, curiosità e indagini giudiziarie.

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