Gli studenti di Dubai atterrati a Malpensa: “Siamo stati molto assistiti”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È atterrato alle 19.25 di martedì 3 marzo a Milano Malpensa il volo proveniente da Abu Dhabi che ha riportato in patria il gruppo di circa 200 studenti italiani, rimasti bloccati a Dubai dopo l’escalation militare nel Golfo Persico. I giovani, molti dei quali minorenni, facevano parte di un progetto extrascolastico organizzato da WSC Italia - World Student Connection Global Leaders, un’iniziativa che simulava i lavori delle assemblee delle Nazioni Unite e che si è trasformata, loro malgrado, in un incubo durato giorni. Nell’area arrivi del terminal 1, l’attesa spasmodica di genitori, parenti e amici si è sciolta in un fiume di abbracci, lacrime di sollievo e sorrisi, mentre i ragazzi, stanchi e provati ma visibilmente sollevati, varcavano le porte scorrevoli scortati dalle forze dell’ordine.

Tra loro c’erano studenti provenienti da diverse regioni d’Italia, e qualcuno, come Tabatha Iacopino, studentessa riminese, ha voluto condividere a caldo le proprie sensazioni: “Il rientro è stato molto emozionante. Rivedere i miei genitori e tutti i nostri cari è stato bellissimo”, ha raccontato, sottolineando però come fosse stato complicato salutare le persone con cui aveva condiviso quell’esperienza così intensa e paradossale. “Eravamo convinti che questo periodo di standby sarebbe durato di più, invece per fortuna si è risolto prima del previsto”, ha aggiunto la giovane, dividendo idealmente la trasferta in due parti: la prima, formativa e divertente, dedicata alla conoscenza di coetanei di altre nazionalità, e la seconda, quella negativa, concentrata nelle ultime ore, quando avrebbero dovuto ripartire e la situazione è precipitata.

La gestione dell’emergenza e il ruolo delle autorità

Gli studenti e i tutor, che nei giorni precedenti avevano vissuto momenti di autentica paura, chiusi in albergo mentre echeggiavano lontani boati e frammenti di droni abbattevansi dal cielo, hanno speso parole di elogio per come è stata gestita la fase critica. “Abbiamo sempre avuto la sensazione di essere veramente seguiti. La situazione è stata seguita in maniera eccelsa”, hanno dichiarato alcuni di loro appena messo piede sul suolo italiano, riferendosi probabilmente al lavoro di coordinamento portato avanti dalla Farnesina e dalle rappresentanze diplomatiche, che hanno lavorato incessantemente per trovare una soluzione insieme alle autorità emiratine. Un’opera certosina che ha portato all’organizzazione di un ponte aereo, con voli speciali non solo da Abu Dhabi per Milano, ma anche da Mascate, in Oman, verso Roma Fiumicino, dove nella stessa serata sono atterrati altri voli con centinaia di connazionali a bordo, tra cui alcuni che avevano autonomamente raggiunto il confine via terra.

L’organizzazione del rientro: dall’albergo all’imbarco

Le operazioni per il rimpatrio del gruppo di studenti, coordinate dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri, hanno richiesto una macchina organizzativa complessa e ben oliata. Dopo giorni trascorsi in hotel, con i giovani affidati alle cure dei propri tutor e seguiti h24, è arrivata la direttiva di trasferirli via terra da Dubai ad Abu Dhabi, distante circa 140 chilometri, dove lo scalo aereo è stato temporaneamente riaperto per consentire la partenza dei voli umanitari. I ragazzi, accompagnati dal personale dell’ambasciata e del consolato, hanno così potuto imbarcarsi su un volo speciale, lasciandosi alle spalle una Dubai blindata e surreale, con i suoi alberghi di lusso trasformati in rifugi e il cielo solcato da intercettazioni missilistiche. L’atterraggio a Malpensa ha sancito la fine della loro odissea, restituendoli all’affetto dei propri cari e a una normalità che per alcune ore avevano temuto di non poter più ritrovare.

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