Putin intensifica le incursioni mentre il Cremlino parla di pace

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i raid aerei russi continuano a colpire l’Ucraina, causando vittime e danni ingenti – con quaranta missili e cinquecentottanta droni dispiegati in una sola ondata, che ha lasciato sul campo tre morti e decine di feriti –, il Cremlino rilancia attraverso il suo portavoce Dmitri Peskov un messaggio di apparente apertura al negoziato. Una strategia, questa, che Nathalie Tocci, direttrice dell’Istituto Affari Internazionali, interpreta come un calcolo preciso: Putin, in difficoltà sul fronte, intensificherebbe le provocazioni verso i Paesi Nato proprio approfittando di un momento politico internazionale percepito come favorevole, senza peraltro rinunciare a dichiarazioni di facciata sulla disponibilità al dialogo.

Del resto, l’episodio dei Mig russi che hanno violato lo spazio aereo dell’Estonia, sebbene negato da Mosca ma considerato dall’Alleanza Atlantica una provocazione deliberata, sembra confermare la volontà del Cremlino di saggiare la tenuta e i tempi di reazione occidentali. Jet polacchi sono più volte decollati in assetto di massima prontezza, a testimonianza di un livello di allerta elevatissimo e di una tensione che non accenna a calare.

In questo contesto, Peskov ha affermato che Vladimir Putin, "proprio come Trump", rimane interessato a una soluzione pacifica della guerra, aggiungendo che Mosca conta "sugli Stati Uniti e sul presidente Trump personalmente" perché contribuiscano a chiudere il conflitto. Tuttavia, la stessa dichiarazione conteneva un implicito rimprovero agli alleati europei, con l’osservazione che Trump ha da poco visitato il Regno Unito, "uno dei leader del campo dei sostenitori di questa guerra".

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