Spalletti riparte dagli applausi: «Ma ora serve cattiveria»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tecnico della Juventus, Luciano Spalletti, ha parlato alla vigilia della delicatissima trasferta di Lecce, un match che per i bianconeri vale gran parte della qualificazione alla prossima Champions League. Reduce dal passo falso casalingo contro un Verona ormai spacciato, l'allenatore ha scelto una strada inaspettata per caricare l'ambiente: quella della gratitudine. «Noi vogliamo ripartire dalla fine della partita precedente – ha esordito in conferenza stampa –. Se uno stadio come l'Allianz, abituato a vincere, applaude dopo un risultato non positivo contro una squadra che dovevi battere, è segno che non è tutto da buttare via». Un’analisi, la sua, che capovolge la narrazione dell'insoddisfazione per trasformare quegli applausi—rarissimi in un momento di crisi di risultati—in un carburante emotivo da spendere subito in Salento.

L’errore di valutazione e l’autocritica pubblica

Interrogato sui limiti strutturali della rosa, spesso accusata di mancare di personalità nei momenti decisivi, Spalletti non ha cercato alibi. Anzi, ha sorpreso i cronisti presenti facendo mea culpa su un episodio specifico, un gesto non comune per un tecnico del suo calibro. «Quello è un altro degli errori che ho fatto io – ha ammesso, riferendosi alla gestione dell’attaccante belga – e voi non lo citate mai. Io devo scegliere, e nelle scelte considero tutto, ma magari qualcosa mi sfugge. Si sta impegnando, è micidiale per disponibilità e gli vogliono bene tutti. Se non l’ho fatto giocare è perché credevo che gli altri fossero più pronti». Una dichiarazione che getta luce su un caso interno risoltosi solo apparentemente a tavolino, mentre la società valuta già operazioni di mercato per tamponare le falle di una rosa che, in estate, verrà ritoccata senza però essere stravolta.

La gestione del gruppo e la pressione Champions

In una volata che vede la Roma incollata a -1 e il Como a -3, la tensione è palpabile. Spalletti, pur riconoscendo che alla sua squadra «manca qualcosa nei frangenti che fanno la differenza», ha parlato del dolore vissuto nello spogliatoio come di un elemento costruttivo. «Questa settimana ho visto le loro facce – ha raccontato –. Il dolore, se ci rifletti, è il materiale che ti crea le possibilità. Il carattere viene fuori proprio da ciò che non ti va bene e che sei costretto a ribaltare. Il credere di essere forti non nasce quando tutto va al meglio». Un messaggio chiaro ai suoi, in particolare a Dusan Vlahovic—indicato come possibile titolare nel tridente—perché smetta di subire gli eventi e li governi. Perché, al Via del Mare, non basterà riproporre la buona prestazione vista contro l’Hellas; servirà quella «cattiveria» che l’allenatore ha reclamato a gran voce.

I nodi tattici e l’avversario salentino

Dall’altra parte, il Lecce di Eusebio Di Francesco (che Spalletti ha definito «bravo») cerca punti salvezza per allontanare la zona calda. La Juve deve fare a meno di alcuni effettivi, ma recupera un interprete fondamentale nello scacchiere offensivo. Le prove tattiche della settimana hanno confermato l'idea del 3-4-2-1, con Vlahovic punta centrale supportato da Yildiz e Conceicao sulla trequarti, mentre in mezzo al campo la coppia Locatelli-Thuram garantirà la filtro. L’errore da non ripetere, come ha spiegato il tecnico, è quello di «appellarsi alla sfortuna» per gli episodi sfavorevoli delle ultime uscite. La consapevolezza di avere tutto nelle proprie mani—un mantra ripetuto con ossessione—dovrà tradursi in cinismo sotto porta, l’unico antidoto per spegnere le rimonte delle inseguitrici e archiviare una volta per tutte l’incubo della mancata qualificazione europea.

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