SuperKaraoke con Michelle Hunziker, l’addio alla spontaneità selvaggia del format originale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
CULTURA E SPETTACOLO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il ritorno del «Karaoke» in prima serata su Canale 5, con la conduzione di Michelle Hunziker, rappresenta un tentativo di riattivare la memoria emotiva di un pubblico che ha fatto la storia della televisione italiana. Eppure, il prodotto che ne è scaturito, battezzato «SuperKaraoke», appare così lontano dallo spirito originario da sembrare quasi un omaggio malinconico piuttosto che una rinascita.

Quella che negli anni Novanta era una rivoluzione spontanea, nata sui marciapiedi e cresciuta tra stonature genuine e facce prese a caso dalla folla, oggi si trasforma in una macchina iper-strutturata dove l’allegro disordine lascia il posto a una scaletta rigida e prevedibile. L’operazione, per quanto curata nei dettagli, tradisce l’essenza stessa del format, cioè l’imprevisto e l’autenticità di chi si lancia in una canzone senza filtri, e proprio per questo la distanza dal leggendario programma di Fiorello si fa incolmabile.

Non si tratta di una questione di interpreti, ma di filosofia: l’allora contenitore musicale, che muoveva i primi passi in una televisione più artigianale, era un esperimento sociale prima ancora che televisivo.

La messa in scena e il cast di contorno

Le tre serate in programma si svolgono dal Belvedere del Resentello di Ventimiglia, una location suggestiva che però non basta a restituire la confusione festosa dei vecchi studi itineranti. La conduttrice svizzera, nata a Sorengo il 24 gennaio 1977, si destreggia tra gli ospiti della prima puntata – Alex Britti, i Ricchi e Poveri, Baby K e Giusy Ferreri – mentre per gli appuntamenti successivi sono attesi Irene Grandi, Benji e Fede, Marco Masini, Ermal Meta, Rovazzi e Anna Tatangelo.

La presenza di un parterre così variegato, che spazia tra generazioni e generi musicali, sembra voler accontentare tutti i segmenti di pubblico, ma il risultato è una sorta di contenitore patinato che fatica a trovare un’anima. A differenza di quanto accadeva nella versione originale, dove la musica era solo il pretesto per mettere in scena la vita vera delle persone, qui l’esibizione diventa un numero studiato a tavolino, e l’interazione con il pubblico appare più coreografata che istintiva.

Il momento clou e la nostalgia per Ramazzotti

Il vero cuore pulsante della serata, e quello che ha acceso i riflettori dei social, è stato il momento in cui Michelle Hunziker si è lasciata andare cantando «Più bella cosa» di Eros Ramazzotti in mezzo al pubblico. Quel brano, che per molti è solo un grande successo degli anni Novanta, per lei rappresenta un pezzo di vita personale: fu proprio Ramazzotti a scriverlo quando i due stavano insieme, e lei stessa fu la protagonista del videoclip nel 1996.

L’esecuzione, carica di un’emozione che sembrava autentica, ha scatenato sui social una valanga di commenti nostalgici e la sensazione che, nonostante la rigidità del format, quel momento fosse riuscito a recuperare un frammento di magia. «C’è ancora magia», hanno scritto in molti, associando quella performance al ricordo del rapporto sereno che gli ex coniugi hanno costruito negli anni – un rapporto che quest’estate, in occasione del matrimonio della figlia Aurora Ramazzotti con Goffredo Cerza, si era mostrato in tutta la sua forza attraverso abbracci e momenti di famiglia condivisi.

Questo episodio ha comunque confermato come la forza del programma risieda ancora nei suoi interpreti, ma che la struttura troppo ingessata rischi di soffocare proprio quella scintilla di improvvisazione che ne aveva decretato il successo originale.

L’eredità di Fiorello e il cambio di paradigma

Dimenticare Fiorello, in questo contesto, è un’impresa quasi impossibile, perché il «Karaoke» degli anni Novanta portava la sua firma indelebile in ogni scelta, in ogni azzardo e in ogni risata. Quella trasmissione era una sorta di contenitore anarchico dove la diretta si trasformava in una scommessa continua, e dove i concorrenti, veri sconosciuti, rubavano la scena con la loro esuberanza o la loro timidezza imbarazzante.

Il confronto con l’attuale «SuperKaraoke», che sembra voler riproporre lo stesso schema ma senza il coraggio di lasciare spazio al caos, è impietoso e restituisce l’idea di un’operazione commerciale più che artistica. Il pubblico di oggi, abituato a un intrattenimento fluido e spesso frammentato, potrebbe non avere la pazienza per un prodotto che cerca di ricostruire una formula vincente del passato senza gli strumenti per renderla attuale, finendo così per apparire scontato e, in alcuni tratti, persino noioso.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.