Il Papa: "nessun algoritmo può sostituire poesia, ironia, amore"
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Redazione Interno
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Nell'ambito di una riflessione profonda sul futuro della formazione delle persone, il Pontefice ha sottolineato con decisione come gli algoritmi, nonostante la loro pervasività e capacità di elaborazione, siano intrinsecamente incapaci di rimpiazzare quelle dimensioni peculiari dell'esperienza umana che sono la poesia, l'ironia e, soprattutto, l'amore. Questo concetto, che fa da perno all'intera argomentazione, è contenuto nella Lettera apostolica da lui dedicata al mondo dell'istruzione, un testo che, mentre celebra il sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare "Gravissimum Educationis", delinea anche delle prospettive nuove per un cammino da compiere senza timori ma con un discernimento vigile. La stessa dichiarazione, come viene ricordato, aveva fissato in maniera inequivocabile il principio per cui l'educazione non costituisce un'attività marginale bensì il tessuto connettivo dell'evangelizzazione, il mezzo concreto attraverso cui il Vangelo si traduce in un gesto formativo, in una relazione autentica, in cultura viva.
Creatività pastorale per abitare gli spazi digitali
Per navigare negli spazi complessi del presente, segnati da una trasformazione digitale che avanza a ritmi serrati, il documento pontificio indica come sia necessaria una rinnovata "creatività pastorale", la quale si declina in una serie di azioni precise. Si tratta, tra le altre cose, di potenziare la preparazione degli insegnanti anche sul versante digitale, di dare il giusto peso a una didattica che sia attiva e partecipata, e di promuovere al contempo il "service-learning" e un'idea di cittadinanza responsabile. In questo percorso, che è insieme di adattamento e di fedeltà ai principi fondativi, viene espressamente raccomandato di "evitare ogni tecnofobia", riconoscendo dunque le potenzialità degli strumenti nuovi senza per questo abdicare a un pensiero critico.
Un triplice appello per ricostruire la fiducia
La lettera apostolica, il cui titolo completo è "Disegnare nuove mappe di speranza", si conclude con un appello articolato in tre punti, un invito pressante a "disarmare le parole, alzare lo sguardo, custodire il cuore". Questa triplice esortazione, che risuona come una linea guida etica oltre che pedagogica, è finalizzata a "ricostruire fiducia in un mondo segnato da conflitti e paure", puntando sulle risorse morali e spirituali dell'individuo. L'obiettivo, ambizioso e necessario, è quello di fornire delle bussole per orientarsi in un panorama globale spesso frantumato e carico di tensioni, dove l'educazione è chiamata a svolgere un ruolo di pacificazione e di ricomposizione del legame sociale.
Newman e Tommaso d'Aquino, nuovi patroni dell'educazione
Per le "costellazioni" che formano la vasta rete educativa cattolica mondiale, il documento indica anche una "stella polare" aggiuntiva, che va ad affiancare i riferimenti fondamentali della dichiarazione conciliare e del Patto Educativo Globale promosso dal predecessore. San John Henry Newman, infatti, verrà proclamato ufficialmente co-patrono dell'educazione cattolica insieme a San Tommaso d'Aquino, un accostamento che unisce due tradizioni di pensiero differenti ma complementari, entrambe volte a coniugare fede, ragione e una ricerca incessante della verità.
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