Manovra, il Colle blocca cinque norme: salta lo spoil system nelle Autorità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fretta, che spesso accompagna gli iter legislativi delle leggi di Bilancio, rischia di generare, com’è noto, anomalie procedurali e giuridiche di non poco conto. È quanto accaduto, ancora una volta, nel percorso tortuoso della manovra economica, la quale ha subito un nuovo arresto, seppur temporaneo, su precisa indicazione del Quirinale. Il Colle ha infatti sollevato obiezioni sostanziali su un pacchetto di cinque misure, giudicate di dubbia legittimità costituzionale dai tecnici delle Camere, imponendone la rimozione dal maxi-emendamento governativo che riscrive integralmente il testo. Si tratta, in altre parole, di disposizioni che, pur approvate in Commissione Bilancio, sarebbero apparse estranee al contenuto tipico della legge finanziaria, oltre che potenzialmente lesive di diritti e garanzie fondamentali, meritando perciò un dibattito parlamentare più approfondito e circostanziato.

I nodi costituzionali e la norma sui lavoratori

Tra le norme cadute, alcune delle quali oggetto di specifici rilievi da parte dei consulenti di Camera e Senato, spicca per impatto sociale quella che avrebbe di fatto limitato la possibilità per i lavoratori sottopagati di rivalersi in sede giudiziaria. La disposizione, inserita con un emendamento, avrebbe infatti esentato i datori di lavoro dall’obbligo di pagare gli arretrati retributivi qualora avessero applicato, seppur in modo inadeguato, i minimi di alcuni contratti collettivi. Una deruba, questa, che avrebbe reso vana, per molti, la ricerca di un equo risarcimento in tribunale, privando di efficacia concreta le sentenze dei giudici del lavoro. Il tentativo di regalare un vantaggio indiscriminato al settore della vigilanza privata, dunque, è naufragato contro il scoglio dei principi costituzionali che tutelano il diritto a una retribuzione giusta e sufficiente.

Il freno allo spoil system e le altre misure cassate

Altra misura eliminata, e non di minore portata, è quella che introduceva un meccanismo di spoil system nella governance delle Autorità indipendenti. Una riforma, quella prospettata, che avrebbe potuto alterare gli assetti ordinamentali di enti di vigilanza cruciali, esponendoli a un eccesso di influenza politica attraverso la rimozione “agevolata” dei vertici. Il Quirinale, nel suo esame, ha evidentemente considerato il pericolo di uno stravolgimento degli equilibri tra i poteri, premessa necessaria per il corretto funzionamento di organismi che per definizione dovrebbero operare in autonomia. A queste si aggiungono le norme rimosse in materia di trattamento di fine rapporto e di compartecipazione alla spesa sanitaria, anch’esse gravate da profili di incostituzionalità o di contrarietà ai principi di ragionevolezza e di tutela dei diritti acquisiti.

La fiducia posta sul testo epurato

Dopo giorni di caos normativo e di passaggi affrettati, il governo ha quindi deciso di porre la questione di fiducia sul maxi-emendamento, così come “epurato” dalle cinque misure contestate. L’Aula del Senato è chiamata a votare, a ridosso delle festività natalizie, su un testo che contiene comunque gli altri capisaldi della manovra: dalle pensioni al Tfr, fino alla rottamazione delle cartelle esattoriali. L’intervento del Colle, per quanto deflagrante nel mettere a nudo le criticità del metodo legislativo, ha dunque avuto l’effetto di circoscrivere il perimetro della legge di Bilancio, espellendo quei “corpi estranei” che ne minavano la coerenza e la legittimità, in un contesto già di per sé complesso per la gestione delle finanze pubbliche.

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