Autovelox, scatta la rivoluzione: da oggi 850 dispositivi spenti in tutta Italia. Ecco cosa cambia per le multe
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Da oggi, domenica 12 luglio, l'Italia si sveglia con una mappa dei controlli sulla velocità completamente ridisegnata. È entrato ufficialmente in vigore il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che introduce per la prima volta una disciplina organica in materia di omologazione, taratura e verifica dei dispositivi di rilevazione della velocità.
Un provvedimento, questo, che arriva dopo decenni di vuoto normativo e migliaia di ricorsi, e che da subito impone lo spegnimento di centinaia di apparecchi sparsi su tutto il territorio nazionale, dai grandi centri urbani come Milano fino alle tratte autostradali percorse dai flussi dell'esodo estivo.
I numeri della svolta: 850 apparecchi fuori legge
Secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero, allo stato attuale i dispositivi che possono considerarsi attivi, perché corrispondenti ai requisiti richiesti per l'omologazione, sono circa 3.150. Si tratta di apparecchi che rientrano nell'elenco dei modelli approvati e che, grazie a una disposizione transitoria del decreto, vengono equiparati a quelli omologati a tutti gli effetti.
Per le restanti unità, circa 850, scatterà invece lo stop immediato: i produttori dovranno richiedere l'omologazione del prototipo presentando la documentazione integrativa prevista dall'allegato tecnico del decreto, e fino a quel momento i verbali elevati da questi dispositivi non avranno alcun valore legale.
Le ragioni di una riforma attesa 34 anni
La riforma, definita da più parti come storica, mette fine a una questione giuridica che si trascinava in realtà dal 1992, quando il Codice della Strada introdusse l'obbligo di omologazione per gli autovelox ma senza mai specificare la procedura per ottenerla. In assenza di regole chiare, il Ministero si era limitato a rilasciare delle semplici approvazioni, ma la Corte di Cassazione, con una serie di pronunce a partire dall'ordinanza n.
10505 del 2024, ha più volte ribadito che approvazione e omologazione non sono la stessa cosa, aprendo la strada a un contenzioso legale senza fine. Il nuovo decreto cerca di sanare questa frattura, introducendo un iter preciso che prevede l'omologazione del prototipo, tarature periodiche obbligatorie con cadenza almeno annuale, e verifiche di funzionalità; in caso di mancato superamento di questi controlli, il dispositivo deve essere spento.
Il caso Milano e l'impatto sui Tutor autostradali
L'effetto più immediato del provvedimento è lo spegnimento massiccio di dispositivi in molte città e lungo le principali arterie stradali. A Milano, per fare un esempio, stando alle prime verifiche sarebbero dieci gli autovelox su diciassette a dover abbassare la saracinesca, pari al 58,8 per cento del totale, con un conseguente buco nelle casse del Comune che nel 2025 aveva incassato circa sette milioni di euro da questi impianti.
Ma l'impatto più significativo, anche in termini di sicurezza, si registra sulle autostrade, dove lo stop riguarda i sistemi di rilevazione della velocità media di vecchia generazione, i cosiddetti Tutor, approvati tra il 2004 e il maggio del 2017. La disattivazione colpirà almeno 83 tratte di strade fondamentali per la circolazione nazionale, come l'A1, l'A4, l'A13, l'A14 e l'A16, sollevando preoccupazioni tra gli addetti ai lavori proprio nel weekend di avvio dell'esodo estivo.
Le multe del passato e le incognite future
Una delle questioni ancora aperte, e che con ogni probabilità continuerà a tenere banco nei tribunali, riguarda la retroattività del provvedimento. Il decreto, infatti, non contiene alcuna disposizione che dichiari validi i verbali già emessi da dispositivi che oggi si rivelano sprovvisti di regolare omologazione, né interviene sui giudizi in corso.
Per le associazioni di automobilisti e gli esperti del settore, un decreto ministeriale non può trasformare retroattivamente delle semplici approvazioni in omologazioni, e la battaglia legale sulle multe del passato è tutt'altro che chiusa.
Per quanto riguarda il futuro, invece, gli automobilisti che dovessero ricevere una multa da uno degli autovelox oggi considerati a norma dovranno comunque prestare attenzione: sarà importante verificare che il dispositivo sia effettivamente censito e che risultino effettuate tutte le tarature periodiche previste, pena la nullità del verbale.




