Milano, la protesta dei genitori: "Scuole chiuse per la fiaccola olimpica? Una festa si condivide"
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Redazione Sport
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La fiamma dei Giochi, che dovrebbe simboleggiare unità e pace, rischia di accendere una miccia di polemica nel cuore di Milano, dove il suo passaggio in centro, venerdì 6 febbraio, comporterà la chiusura di tutte le scuole dentro la circonvallazione esterna. Una decisione che, come è accaduto per altre tappe del percorso, solleva un coro di proteste organizzate. Rete Scuole Aperte, che raccoglie oltre venticinque associazioni di genitori, insegnanti e semplici cittadini, ha scritto una lettera al prefetto Claudio Sgaraglia, al sindaco Beppe Sala e al direttore dell'Ufficio scolastico regionale Luciana Volta, chiedendo di rivedere una scelta considerata profondamente sbagliata.
Il cuore della protesta: esclusi dalla festa
Nella missiva, i firmatari sottolineano come l’evento, che pure viene presentato come una festa per la città, finisca paradossalmente per escludere proprio i più giovani, costringendoli a restare a casa e privando le famiglie, molte delle quali già in difficoltà, di un servizio essenziale. "Creano un disagio alle famiglie", si legge nelle chat dei comitati che si stanno organizzando, mentre altri genitori osservano, con amarezza, che così "escludono i bambini dalle Olimpiadi". La chiusura degli istituti, dai nidi alle superiori, viene vista non come una misura di sicurezza inevitabile, bensì come un atto che nega la funzione sociale e comunitaria che le scuole svolgono ogni giorno, trasformando un momento di gioia collettiva in un problema logistico e educativo.
Le reazioni politiche e il dibattito sulla sicurezza
La questione ha già varcato i confini delle assemblee scolastiche, approdando nel dibattito politico locale con interrogazioni parlamentari e un ordine del giorno in consiglio comunale, presentato dal consigliere Pd Giungi, mentre il capogruppo regionale del Pd Pierfrancesco Majorino minaccia di portare la protesta in piazza. Sul tema della sicurezza, d’altronde, le polemiche non riguardano solo le scuole. Nelle ultime ore, infatti, si è acceso un vivace dibattito dopo alcune dichiarazioni del governatore Attilio Fontana riguardo a una possibile presenza, in città per i Giochi, di agenti federali statunitensi dell’Ice, l’agenzia per il controllo dell’immigrazione, tristemente nota per episodi di cronaca nera come i tragici fatti di Minneapolis. Fontana ha prima confermato che "saranno qui, ma solo per scortare il vicepresidente Vance e il segretario di Stato Rubio", per poi precisare, in una sorta di parziale retromarcia, di non averne parlato in maniera ipotetica, pur non avendo informazioni certe.
Le rassicurazioni del sindaco e il clima da "finitura"
A cercare di calmare le acque, almeno sul fronte della preparazione generale dell’evento, è lo stesso sindaco Sala, che nelle sue dichiarazioni ha fatto appello alla sua esperienza passata con Expo. "Prendete la mia rassicurazione forse come un po’ più significativa di altri", ha detto, "perché avendo vissuto il tema Expo sto rivivendo quello che era già successo: scetticismo fino alla fine". Sala, dopo aver visitato gli impianti, assicura che "la situazione è a posto" e che il lavoro, ormai, è alle "finiture". Una posizione che non sembra però placare il malcontento di chi, dalle colonne dei giornali alle chat di WhatsApp, continua a chiedersi se blindare il centro e chiudere le scuole sia davvero l’unico modo per accogliere la fiaccola olimpica, o se non si sia perso di vista il senso più autentico di una festa che dovrebbe includere, non allontanare.




