Stellantis nel 2024: utile in picchiata, ricavi in calo e un anno di transizione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2024 si è rivelato un anno complesso per Stellantis, che ha chiuso l’esercizio con un crollo dell’utile netto del 70%, attestandosi a 5,5 miliardi di euro, rispetto ai 18,62 miliardi del 2023. I ricavi netti, pari a 156,9 miliardi di euro, hanno registrato una flessione del 17% rispetto ai 189,54 miliardi dell’anno precedente. Un dato che, seppur negativo, riflette una fase di transizione per il gruppo automobilistico, alle prese con una riorganizzazione interna e con le conseguenze dell’addio dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares, avvenuto il primo dicembre scorso.

La diminuzione delle consegne, calate del 12% a 5,4 milioni di veicoli, è stata una delle principali cause del tracollo. Stellantis ha attribuito il risultato a lacune temporanee nella gamma di prodotti e alle azioni di riduzione delle scorte, ormai completate. L’utile operativo rettificato, sceso del 64% a 8,6 miliardi, ha portato il margine AOI al 5,5%, un segnale che evidenzia le difficoltà del settore auto nel suo complesso, attraversato da un periodo di incertezza e trasformazione.

John Elkann, presidente del gruppo, ha definito il 2024 «un anno di forti contrasti», alludendo non solo ai risultati economici deludenti, ma anche alle tensioni con i governi, i fornitori e i rivenditori. Questi ultimi, in particolare, hanno contribuito a creare un clima di instabilità che ha portato all’uscita anticipata di Tavares, figura chiave nella gestione dell’azienda. La scelta del nuovo amministratore delegato, attesa entro giugno, rappresenta ora uno dei nodi centrali per il futuro di Stellantis.

Nonostante il quadro fosco, il gruppo guarda al 2025 con un cauto ottimismo, prevedendo una crescita positiva dei ricavi. La riorganizzazione interna, unita a una gamma di prodotti rinnovata, potrebbe infatti aprire la strada a una ripresa, seppur graduale. Intanto, il crollo dei profitti ha costretto Stellantis a ridurre il dividendo da 1,55 a 0,68 centesimi per azione, una mossa che riflette la necessità di preservare liquidità in un contesto ancora incerto.

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