Sindaco Cavazzana indagato: chiesta l’archiviazione dopo il caso autovelox

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sindaco Cavazzana indagato per il caso degli autovelox di Tribano ha dichiarato di non aver mai redatto, visionato o firmato il documento contestato dalla Procura. Massimo Cavazzana, primo cittadino di Tribano nella Bassa Padovana, ha spiegato di essere stato ascoltato dai rappresentanti del magistrato e di aver chiarito la propria posizione nell’ambito dell’indagine sui dati di incidentalità utilizzati per giustificare l’installazione di un dispositivo sulla strada regionale 104 Monselice-Mare. Secondo quanto riferito dal sindaco, quando il documento sarebbe stato inviato alla Prefettura lui si trovava in commissione provinciale e non avrebbe quindi partecipato alla trasmissione dell’atto.

La vicenda riguarda l’inchiesta sugli autovelox utilizzati tra Padova e provincia, aperta nel 2024 e arrivata dopo quasi due anni di indagini e verifiche. Nel fascicolo erano finiti 41 amministratori e funzionari pubblici di una decina di Comuni, con ipotesi di reato legate al falso e alla truffa. Per gli investigatori il punto centrale era verificare se i dati sugli incidenti forniti per ottenere le autorizzazioni degli autovelox fossero stati modificati o gonfiati. Nel caso di Tribano, l’accusa aveva contestato al sindaco Cavazzana il falso ideologico in relazione alle informazioni trasmesse per motivare la presenza del dispositivo.

Le indagini sugli autovelox e la richiesta della Procura

Dopo gli accertamenti condotti dalla Procura di Padova, il sostituto procuratore Roberto D’Angelo ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del procedimento che coinvolge 41 indagati. Secondo la conclusione della Procura non sarebbero emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio, soprattutto perché mancherebbe la prova che amministratori e funzionari pubblici abbiano agito con la consapevolezza di commettere un falso. La richiesta riguarda il procedimento generale sugli autovelox contestati attraverso diversi esposti e comprende le verifiche svolte sui dispositivi presenti nel territorio di Padova e provincia.

Nel corso dell’inchiesta, però, la posizione del sindaco di Tribano era stata al centro dell’attenzione per i dati relativi all’incidentalità indicati come necessari alla Prefettura per autorizzare l’autovelox sulla strada regionale 104 Monselice-Mare. L’ipotesi accusatoria sosteneva che quei dati fossero stati gonfiati per ottenere il via libera al dispositivo. Cavazzana ha respinto questa ricostruzione, affermando di non aver avuto un ruolo nella preparazione e nell’invio del documento oggetto delle contestazioni e sostenendo di aver fornito tutte le spiegazioni richieste durante l’audizione.

La posizione del sindaco Cavazzana dopo l’indagine

Il sindaco Cavazzana ha espresso amarezza anche per il modo in cui ha appreso dell’udienza preliminare, spiegando di aver ricevuto informazioni attraverso i giornalisti e non dagli organi ufficiali. Ha aggiunto che, al momento delle sue dichiarazioni, anche il suo avvocato non aveva ancora ricevuto comunicazioni sull’udienza. Il primo cittadino di Tribano ha comunque dichiarato di ritenere che il procedimento arriverà all’archiviazione, dopo aver illustrato ai magistrati la propria versione dei fatti e aver ribadito di non aver firmato il documento contestato.

Il caso degli autovelox ha quindi attraversato una fase giudiziaria durata quasi due anni, con verifiche sulle modalità utilizzate dai Comuni per motivare l’installazione dei dispositivi. La richiesta della Procura di chiudere il procedimento per i 41 indagati si basa sull’assenza, secondo gli inquirenti, di elementi adeguati per sostenere un’accusa in tribunale. Per Tribano resta centrale la contestazione relativa ai dati sull’incidentalità, mentre Cavazzana continua a sostenere di non aver partecipato alla redazione né alla firma dell’atto finito sotto esame.

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