Musetti e il suo coach Tartarini: una storia di tennis e sacrifici che conquista Parigi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Lorenzo Musetti, il ventiduenne di Carrara che ha incantato il Roland Garros con il suo tennis elegante e quel rovescio a una mano che sembra uscito da un’altra epoca, non sarebbe arrivato fin qui senza Simone Tartarini. Il coach, ligure d’adozione ma con radici a Pietrasanta, lo ha plasmato fin da quando aveva otto anni, stravolgendo ogni aspetto del suo gioco tranne quel colpo diventato un’icona. «Dormivamo nello stesso letto per risparmiare», racconta Tartarini, che oggi, nascosto dietro una barba incolta e gli occhi lucidi, ammette: «Se sono diventato un coach di alto livello, è perché alleno da quindici anni un talento così».

Musetti, fresco di paternità, ha trovato nella responsabilità familiare una marcia in più. «Diventare padre mi ha cambiato», ha confessato dopo aver raggiunto la semifinale a Parigi, dove venerdì affronterà Carlos Alcaraz in una rivincita degli ultimi Master 1000 di Montecarlo e Roma. Intanto, il ranking lo premia: lunedì salirà almeno alla sesta posizione, con la possibilità di scalare fino alla quinta se Novak Djokovic dovesse perdere contro Alexander Zverev.

A incoronarlo, però, è stato Jannik Sinner, che lo ha definito «incredibilmente più bello da vedere» di sé stesso. «Lorenzo gioca un tennis che mi piace tantissimo, diverso dal mio», ha detto il numero uno italiano, autoproclamatosi suo «primo tifoso». Un riconoscimento che vale più di un trofeo, considerando lo stile di Musetti: fluido, imprevedibile, con quel tocco da vecchia scuola che lo rende unico nel panorama moderno.

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