Salone del Risparmio 2026, Testa (Borsa Italiana): “Così Milano aprirà le ipo al piccolo azionista”
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Redazione Economia
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Mentre la ricchezza delle famiglie italiane arranca, riuscendo a malapena a scalfire l’inflazione senza però generare valore reale, sul palco del Salone del Risparmio 2026 – il tradizionale appuntamento milanese organizzato da Assogestioni all’Allianz MiCo – Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa Italiana, ha rovesciato il punto di vista dominante: il problema, a suo dire, non è che i risparmiatori nostrani abbiano meno risorse di quelli americani, quanto piuttosto che restano eccessivamente prudenti. Una cautela, quella di cui parla il manager, che si trasforma in un vero e proprio freno, ostacolando non solo i rendimenti individuali ma anche la capacità delle imprese di raccogliere capitali. Per questo motivo, ha annunciato Testa, Piazza Affari lavorerà per rendere le proprie offerte pubbliche iniziali (le cosiddette ipo) concretamente accessibili al retail, evitando che le sottoscrizioni restino un privilegio per pochi investitori istituzionali.
Volatilità e innovazione: la ricetta di Euronext per il trading retail
Massimo Giorgini, che per Euronext segue le vendite sull’azionario cash in Italia e Iberia, ha portato numeri inequivocabili: nel primo trimestre del 2026, il gruppo – infrastruttura paneuropea che controlla la stessa Borsa Italiana – ha visto crescere gli scambi aggregati del 15%, sfiorando i 14 miliardi di euro di media giornaliera. E, quel che più conta, Giorgini ha ricordato che la volatilità – spesso temuta dal piccolo investitore – in realtà favorisce l’attività di trading al dettaglio. «Euronext», ha spiegato a Teleborsa a margine dell’evento, «rappresenta ormai il riferimento con il 25% degli scambi azionari europei». Per intercettare questa domanda crescente, l’intenzione è di potenziare in Italia lo strumento “Best of Book”, una soluzione che garantisce agli investitori retail l’accesso alla liquidità migliore disponibile sui vari mercati, riducendo lo svantaggio tradizionale rispetto ai grandi operatori.
Cetraro, gli etf corrono: Milano da sola vale il 60% dei volumi del gruppo
Non solo azioni singole, perché nel frattempo il mercato degli Etf – ormai colonna portatile dell’investimento passivo – ha trovato in Piazza Affari il suo baricentro europeo. Luisa Fischietti, che per Euronext segue proprio i mercati primari e la distribuzione degli Etf nell’Europa meridionale, ha rivelato un dato eclatante: Milano detiene circa il 60% dei volumi negoziati dall’intero gruppo, davanti a Parigi e Amsterdam. Una supremazia che si sta perfino rafforzando, visto che dall’inizio dell’anno la crescita rispetto al primo trimestre del 2025 ha toccato il 50%. Tradotto: il risparmiatore italiano, quando sceglie un prodotto quotato, finisce sempre più spesso per orientarsi verso i fondi negoziati in borsa, attratti forse da costi più trasparenti e da una maggiore flessibilità rispetto ai vecchi fondi comuni.
Bond, Marucci: “Riportati in Italia 25 programmi di emissione in 12 mesi”
E infine c’è il mercato del debito, spesso dimenticato quando si parla di accesso al capitale. Anna Marucci, responsabile per l’Italia del listing di obbligazioni e fondi, ha spiegato che le imprese – abituate al rapporto con il sistema bancario – trovano nei bond uno strumento flessibile e scalabile. Tanto che, nell’ultimo anno, sono stati riportati in Italia non meno di 25 programmi di emissione, un segnale inequivocabile del ritorno di fiducia verso una piazza che vuole parlare al retail anche attraverso le obbligazioni. Il Salone del Risparmio, giunto alla sua sedicesima edizione, ha fatto così da cassa di risonanza a una strategia chiara: democratizzare l’accesso alle ipo, spingere sugli Etf e offrire alle aziende un ponte alternativo ai prestiti bancari.
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