Asus spiega il paradosso del "caro Ram": perché i prezzi di laptop e console non sono ancora esplosi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Mentre i dati di mercato segnalano da mesi un impennata, considerata storica da molti analisti, nel costo delle memorie Ram, un osservatore esterno potrebbe notare con una certa perplessità come gli scaffali dei negozi e le pagine degli e-commerce propongano ancora laptop, console e smartphone a cifre non troppo dissimili da quelle di qualche tempo fa. Una discrepanza che, lungi dall'essere un caso o un ritardo fisiologico della distribuzione, trova una sua precisa ragione d'essere nelle strategie di approvvigionamento e nelle politiche di prezzo adottate dai grandi produttori. Asus, tra gli altri, ha chiarito i meccanismi che stanno, per il momento, fungendo da argine contro un'inflazione generalizzata che pure viene data per certa dagli addetti ai lavori.
I margini di assorbimento e le scorte a protezione del consumatore
Il primo fattore determinante, come spiegato dall'azienda taiwanese, risiede nella capacità dei grandi operatori di settore di assorbire temporaneamente una parte degli aumenti, proteggendo il prezzo finale al pubblico. Molti di loro, infatti, avevano accumulato scorte di componenti a condizioni più vantaggiose prima che la spirale dei rincari prendesse pieno piede, una mossa che ora consente di mantenere una relativa stabilità nei listini. C'è poi una questione di tempistica contrattuale: i prezzi dei semiconduttori e delle memorie sono spesso fissati con accordi a lungo termine tra produttori e acquirenti, il che crea un effetto cuscinetto ritardando l'impatto diretto sui costi di fabbricazione dei dispositivi finiti. Alcuni, tuttavia, cominciano a segnalare che questa fase di assorbimento non potrà protrarsi indefinitamente.
Lo scenario 2026: la pressione diventa insostenibile per alcuni settori
Se per certi segmenti, come quello dei computer portatili, la tregua sembra ancora in atto, altri settori mostrano già i segni di una tensione insormontabile. Le previsioni per il 2026 dipingono un quadro di forte instabilità per il mercato globale degli smartphone, dove la carenza di memorie e l'aumento dei costi del silicio – quest'ultimo trainato anche dalla domanda exponenziale per l'intelligenza artificiale – stanno già forzando la mano ai brand. Carl Pei, fondatore di Nothing, ha annunciato senza giri di parole rincari che potrebbero superare il 30 per cento, delineando una "rottura strutturale" per un'industria abituata a offrire specifiche tecniche sempre più avanzate a prezzi pressoché stabili. Una contrazione della domanda, in questo scenario, appare come una conseguenza quasi inevitabile.
Le ripercussioni a catena e le mosse dei giganti
L'onda d'urto del "caro Ram" non si limita ai soli smartphone, toccando da vicino anche l'universo del gaming e dell'intrattenimento. Le azioni di Nintendo, per fare un esempio, hanno registrato un significativo calo nei listini finanziari, perdendo circa un terzo del loro valore in pochi mesi, proprio a causa dei timori degli investitori circa possibili aumenti per le sue console. Anche un colosso come Samsung sta valutando, secondo fonti di settore, un aggiustamento verso l'alto dei propri listini. Questi movimenti, nel loro insieme, suggeriscono che la fase di assorbimento degli shock di costo si stia esaurendo, preparando il terreno a un 2026 in cui i rincari potrebbero diventare la norma, piuttosto che l'eccezione, per una vasta gamma di prodotti tecnologici.




