Giovanni Allevi, la malattia e la musica: «Il Corpo sofferente, l'anima sfavillante»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con una sincerità che commuove e al tempo stesso stupisce per la sua intensità, Giovanni Allevi ha ripercorso le tappe più difficili della sua esistenza nel salotto di Domenica In, parlando a cuore aperto con Mara Venier. Il compositore, che da oltre tre anni convive con un mieloma multiplo, un tumore del midollo osseo diagnosticatogli in uno stadio già avanzato, ha descritto la profonda lacerazione tra la dimensione fisica e quella interiore. “Il corpo è sofferente, tra mal di schiena e tremore, ma la mia anima è sfavillante e sono felicissimo di essere qui”, ha dichiarato, offrendo un ritratto di sé in cui la sofferenza non ha cancellato, ma anzi ha inasprito, la gioia di vivere e la capacità di meravigliarsi.

La svolta durante un concerto a Vienna

Il racconto del maestro è partito da un episodio preciso, un momento che avrebbe potuto segnare la fine ma che, nella sua narrazione, appare come un principio. Rievoca, Allevi, le sensazioni provate sul palco di Vienna, dove stava tenendo un concerto, assalito da un “dolore terribile” che non gli dava tregua. Fu in quel frangente, mentre il suo corpo lanciava un segnale insopportabile da ignorare, che ebbe la percezione chiara di qualcosa che non andava; una consapevolezza che, di lì a poco, si sarebbe materializzata nella diagnosi cruda e inappellabile di mieloma multiplo. Quel dolore, che pure lo ha piegato fisicamente, non è stato descritto come un nemico assoluto, bensì come un “maestro”, una forza che costringe a guardare in faccia la realtà e a trovare, nel profondo di sé, risorse inimmaginate.

La trasformazione del dolore in arte

La malattia, ha spiegato il compositore con le parole pacate di chi ha meditato a lungo su ogni accadimento, ha operato in lui un cambiamento radicale, modificando non solo le abitudini quotidiane ma la prospettiva stessa sul mondo. Nonostante la fatica evidente, le mani che tremano e la schiena che duole, Allevi ha trasmesso un’impressione di luminosa serenità, quasi come se la prova più grande lo avesse condotto a una forma di liberazione interiore. Ha confessato di aver sempre saputo, fin dall’inizio di questo calvario, che sarebbe riuscito a comporre un’opera proprio attraverso quella stessa malattia, trasformando l’esperienza più buia in una sorgente di creatività e in un inno alla vita.

La forza di un'anima che non si arrende

Ciò che colpisce, ascoltando le sue parole, è la netta separazione che egli traccia tra la dimensione carnale, fragile e sofferente, e quella dello spirito, che invece appare invincibile e piena di luce. Il suo volto, sebbene segnato dalla lotta e dalle cure, è stato descritto come illuminato da una pace che sembrava quasi inspiegabile, un faro che brilla nella notte della malattia. Quella di Allevi non è la storia di una rassegnazione, ma il racconto di una resistenza condotta con le armi della musica e della filosofia interiore, dimostrando come si possa trovare la bellezza anche nel cuore del dolore più acuto.

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