Tesla, la Model S e la Model X lasciano Fremont: si chiude un capitolo lungo 14 anni
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Redazione Economia
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Il 10 maggio 2026, nello stabilimento californiano di Fremont, gli ultimi esemplari di Tesla Model S e Model X hanno ufficialmente lasciato la linea di montaggio, segnando – come testimoniato dalle immagini diffuse dal produttore – la conclusione definitiva della produzione per i due modelli che, più di ogni altro, avevano plasmato l’ascesa globale del marchio. I dipendenti, riuniti attorno alle vetture finali, hanno salutato quelle che per oltre un decennio sono state le ammiraglie silenziose della rivoluzione elettrica, senza però alcuna celebrazione pubblica di rilievo. La data, destinata a rimanere uno spartiacque nella storia della mobilità a batteria, arriva a sorpresa dopo un rinvio last minute: l’evento di consegna previsto per le Signature Edition, una serie limitata legata proprio alla fase finale dei due modelli storici, è stato infatti rinviato con poco preavviso, lasciando gli invitati – molti dei quali avevano già organizzato viaggio e soggiorno – senza una nuova data all’orizzonte.
L’addio a due icone nate quando l’elettrico era solo una nicchia
Era il 2012 quando la Model S, berlina dalle linee pulite e da un’autonomia allora considerata rivoluzionaria, fece il suo ingresso sul mercato dimostrando che un’auto elettrica poteva competere con le ammiraglie tedesche in termini di prestazioni e tecnologia. La seguì, nel 2015, la Model X con le sue celebri porte ad ali di falco e la capacità di trasportare fino a sette passeggeri, un Suv che – non senza problemi iniziali di affidabilità – ha contribuito a normalizzare l’idea di una mobilità a zero emissioni anche nel segmento familiare. Entrambi i modelli, va ricordato, hanno concesso a Tesla di proiettarsi rapidamente dallo status di "startup" innovativa a quello di realtà industriale impegnata su larga scala, in un’epoca in cui quasi tutti i grandi costruttori tradizionali storcevano il naso davanti alle batterie.
Le ultime vetture, la foto su X e il rinvio che ha lasciato l’amaro in bocca
L’ultima Model S e l’ultima Model X sono uscite dalla fabbrica di Fremont il 9 maggio, e il giorno seguente – come documentato da una foto pubblicata su X che ritrae le vetture circondate dagli operai che le avevano assemblate – Tesla ha annunciato il traguardo senza particolari enfasi retoriche. Quello che però ha colto impreparati molti osservatori è stato il rinvio a data da destinarsi dell’evento celebrativo legato alle Signature Edition, un appuntamento che avrebbe dovuto tenersi sempre a Fremont per onorare una serie limitata collegata alla fine dei due modelli. Gli invitati, raggiunti da una comunicazione di slittamento senza indicazioni ulteriori, si sono così trovati a dover gestire il disagio di viaggi e pernottamenti già prenotati, un problema non solo simbolico ma anche economico per chi aveva fatto affidamento sulle date fornite dall’azienda.
Quattordici anni di storia, dal lusso sperimentale alla produzione di massa
Non è dunque solo la fine di due modelli, per quanto significativi per il marchio statunitense, ma la fine di un’era durata 14 anni per la berlina e 11 per il Suv con le porte ad ali di falco. La Model S, va detto, fu la prima vettura elettrica a utilizzare un pacco batterie posizionato interamente sotto il pavimento, abbassando il baricentro e migliorando la dinamica di guida; la Model X, dal canto suo, introdusse soluzioni come il parabrezza panoramico più grande mai montato su un’auto di serie. Entrambe, però, hanno sofferto negli ultimi anni la concorrenza interna dei modelli più accessibili – la Model 3 e la Model Y – che hanno spostato il baricentro delle vendite verso una fascia di mercato ben più ampia, rendendo meno sostenibile economicamente la produzione di vetture complesse e dal prezzo elevato come le due “anziane” di famiglia.




