Balneari, il Tar boccia Ceriale: proroghe per evitare le gare, comuni a rischio risarcimento
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Redazione Interno
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La sequenza di sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria continua a infliggere colpi severi alla gestione delle concessioni demaniali marittime da parte degli enti locali, e l’ultima decisione, quella che riguarda il comune di Ceriale, non fa che confermare un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato e inesorabile. I giudici, nell’accogliere l’ennesimo ricorso presentato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, hanno dichiarato nulla la delibera con cui quell’amministrazione cercava di prolungare i titoli concessionali in essere, una mossa interpretata come un tentativo, piuttosto trasparente, di aggirare l’obbligo di indire le procedure di evidenza pubblica -5. Il principio che emerge con forza, e che era già stato applicato ai casi di Pietra Ligure, Laigueglia e Sarzana, è che in assenza di bandi e di gare regolarmente espletate, le spiagge vanno considerate libere, e nessun gestore, nemmeno quello storicamente insediato, può vantare un diritto a occuparle o a interdire l’accesso ai cittadini -6.
La mazzata della Cassazione e il rischio penale
A rendere il quadro ancora più drammatico per gli operatori del settore, e per quei sindaci che continuano a temporeggiare, è intervenuta di recente una pronuncia della Corte di Cassazione destinata a fare epoca. Con la sentenza numero 3657 del 29 gennaio, la Seconda Sezione penale ha stabilito un punto fermo di portata generale: l’esercizio di un'attività economica su un bene demaniale, in assenza di un Titolo concessorio ottenuto attraverso una gara pubblica, integra gli estremi della vera e propria occupazione abusiva. Non fa differenza, si legge nella motivazione, che la concessione sia scaduta e semplicemente tollerata, o che sia stata oggetto di proroghe legislative, tutte misure che la Corte ha ormai imparato a disapplicare perché in conflitto con il diritto dell'Unione Europea. Questa interpretazione, che alcuni nel settore tentano di ridimensionare definendola una pronuncia cautelare, rischia di tradursi in conseguenze penali concrete per i balneari che, a stagione ormai alle porte, si trovassero a operare senza un titolo valido. I comuni, dal canto loro, non solo vedono annullati i propri atti, ma si espongono ora a potenziali richieste di risarcimento danni da parte di quei concorrenti che si vedessero preclusa la possibilità di accedere al mercato, senza contare le possibili ipotesi di danno erariale per gli amministratori che hanno deliberato proroghe illegittime.
Il bando tipo del governo tra promesse e rinvii
In questo clima di crescente incertezza e di pressione giudiziaria, il governo centrale prova a imbastire una strategia di uscita dalla crisi, lavorando a uno schema di bando-tipo per i nuovi affidamenti. L’obiettivo dichiarato, come ribadito più volte dal ministro Matteo Salvini, è quello di evitare quella che viene definita una resa dei conti selvaggia, impedendo che i grandi gruppi o investitori stranieri possano fagocitare le piccole imprese a conduzione familiare che da decenni caratterizzano il litorale italiano. La misura, la cui adozione è attesa entro la fine di marzo previa bollinatura degli organi competenti il 26 febbraio, punta a introdurre il principio della suddivisione in lotti e, soprattutto, a disciplinare la spinosa questione degli indennizzi per i concessionari uscenti, un punto quest’ultimo su cui Bruxelles ha sempre mostrato il massimo della diffidenza, considerandolo un potenziale ostacolo alla concorrenza.
Il nodo indennizzi e la reazione dell'Unione Europea
Proprio sulla questione degli indennizzi si gioca la partita più delicata, quella che vede il governo italiano, con la nuova amministrazione Trump alla Casa Bianca e uno scenario geopolitico in rapido mutamento, tentare di rivendicare margini di autonomia nei confronti degli apparati burocratici europei. Il ministro Salvini ha recentemente bollato come ideologica e distaccata dalla realtà l'attenzione della Commissione sulle spiagge italiane, in un contesto mondiale segnato da conflitti e crisi economiche e sociali ben più gravi, sottolineando come la continuità delle imprese non sia un privilegio, ma una condizione per garantire una concorrenza vera e non astratta. La sensazione, tuttavia, è che mentre a Roma si discute di modelli e di bozze, la realtà nei comuni costieri stia correndo molto più velocemente, spinta dalle aule di tribunale. Alcuni enti locali, come Capoliveri all'Isola d'Elba, hanno già pubblicato i bandi per le nuove concessioni, dimostrando che è possibile procedere, mentre altri continuano a sperare in una proroga generale che il diritto europeo e la giurisprudenza nazionale, ormai in totale sintonia, non sembrano più disposti a concedere.




