Fiatella? A Milano il sit-in di Forza Italia contro la Lega e la “stampella della sinistra”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Milano, sabato 18 aprile 2026. La capitale morale si presenta ancora una volta come il teatro principale di una frattura destinata a segnare i rapporti tra i due principali alleati del centrodestra. Da una parte, la manifestazione della Lega in piazza Duomo, organizzata con i Patrioti Europei per rivendicare una linea dura su temi identitari e di sicurezza; dall’altra, a pochi isolati di distanza, sotto l’Arco della Pace, Forza Italia sceglie una via opposta. È qui che, dalle 10 di questa mattina, il partito guidato (a livello nazionale) da Antonio Tajani ha promosso il presidio "Con coraggio - L'Italia che vuole essere raccontata", un evento dedicato alle seconde generazioni e all’integrazione, che suona come una smentita secca alla retorica della remigrazione sostenuta dal Carroccio.

A organizzare la contro-manifestazione è Amir Atrous, responsabile del dipartimento immigrazione di Forza Italia Milano, il quale non ha usato giri di parole per definire la posizione degli azzurri. "Basta con questa politica da influencer", ha dichiarato Atrous, rivendicando l’approvazione dei vertici del partito, da Stefania Craxi in giù, per un’iniziativa che vuole "dare voce a chi non ce l’ha". Nel mirino del responsabile di Forza Italia c’è la narrazione leghista, che secondo lui si limita a cavalcare lo "spauracchio dell’uomo nero" e a raccontare solo "la storia dello stupratore di turno", dimenticando che per ogni mela marcia esistono "dieci nuovi italiani" che lavorano e contribuiscono al paese.

L’adesione al sit-in non è solo un gesto simbolico, ma una mobilitazione che ha attraversato i confini lombardi, trovando sostegno anche in Liguria. Mario Mascia, capogruppo di Forza Italia in Comune a Genova, ha ribadito che l’iniziativa milanese è "perfettamente in linea col Dna cristiano, liberale e riformista" del partito. Mascia, che nel 2021 aprì un fronte dei diritti nel centrodestra genovese proponendo la Commissione speciale Segre contro odio e intolleranza (approvata poi all’unanimità), ha sottolineato come la storia della città ligure, "porta del Mediterraneo", non possa permettersi di pensare diversamente rispetto all’accoglienza.

L’astensione che fa infuriare il Carroccio e l’accusa di "stampella"

Se il presidio di oggi rappresenta il terzo indizio di un progressivo divorzio, come ripetono alcuni ambienti leghisti citando un celebre aforisma di Agatha Christie, la scintilla che ha innescato la furia del Carroccio è esplosa qualche giorno prima, tra le mura di Palazzo Marino. Giovedì scorso, in Consiglio comunale, i nodi sono venuti al pettine durante la votazione di un ordine del giorno presentato dalla presidente (del Partito Democratico) Elena Buscemi, che esprimeva la contrarietà dell’amministrazione al summit leghista. Mentre i consiglieri di Fratelli d’Italia uscivano dall’aula per tentare di far saltare il numero legale, i rappresentanti di Forza Italia, Luca Bernardo e Deborah Giovanati, hanno scelto la strada dell’astensione, rimanendo al proprio posto.

Questo gesto tecnico ha permesso al documento di passare (23 favorevoli, 5 contrari), trasformandosi immediatamente in un atto politico di rottura. La reazione della Lega non si è fatta attendere, con i consiglieri del Carroccio che hanno subito etichettato gli alleati azzurri come "stampella della sinistra". L’accusa, pesante e destinata a riverberarsi oltre i confini comunali, è chiara: per gli uomini di Matteo Salvini, Forza Italia avrebbe di fatto permesso all’opposizione di condannare una manifestazione di un partner di governo, tradendo lo spirito della coalizione a poche settimane da appuntamenti amministrativi cruciali.

"Contro sé stessi": l’affondo di Atrous e la strategia dell’identità

A rendere la frattura ancora più profonda è la natura paradossale della polemica. Amir Atrous, nelle scorse settimane, aveva già colto l’occasione per ribaltare la narrazione leghista con un argomento di spietata logica politica. "La Lega è al governo del Paese da quattro anni", ha ricordato Atrous, "di fatto, stanno andando in piazza per protestare contro sé stessi". Un attacco che mira a smontare la retorica dell’emergenza, sottolineando come la gestione dei flussi migratori sia una responsabilità condivisa dall’esecutivo, non solo un tema di propaganda elettorale.

Mentre in piazza Duomo si preparavano ad accogliere leader sovranisti come Jordan Bardella e Geert Wilders, all’Arco della Pace veniva invece rivendicato un modello di società multietnica. "Qui non chiediamo privilegi, ma di essere considerati e non strumentalizzati", ha spiegato Simohamed Kaabour, consigliere comunale di Genova, presente al fianco di Abdullah Badinjki, assessore del comune di Paullo. Per Kaabour, l’Italia è uno Stato che deve ancora "guardarsi allo specchio" per riconoscere i propri cittadini di origine straniera come italiani a tutti gli effetti, una battaglia che rimanda alla questione irrisolta della riforma della cittadinanza e dello jus scholae, recentemente caldeggiata da Tajani.

Dai trattori ai banchi di scuola, la frattura consumata sotto il segno del tricolore

Mentre il pomeriggio procedeva, con i trattori schierati davanti al Duomo e le note di "O mia bela Madunina" a fare da colonna sonora al raduno leghista, la frattura consumata in mattinata all’Arco della Pace sembra destinata a lasciare il segno. La scelta di Forza Italia di scendere in piazza con bandiere tricolori e giovani di seconda generazione non è stata letta dal Carroccio come una semplice iniziativa di settore, ma come una dichiarazione di guerra politica. "Se oggi esiste un ordine del giorno approvato contro una manifestazione della Lega – hanno tuonato i consiglieri leghisti – è anche perché qualcuno ha scelto di restare in aula mantenendo il numero legale".

L’auspicio, espresso da esponenti come Gianluca Comazzi (assessore regionale di Forza Italia), che la manifestazione non fosse "contro qualcuno" ma "per qualcosa", è miseramente naufragato di fronte alla realtà dei fatti. La politica è fatta di scelte e di numeri, e l’astensione in aula, unita alla contro-piazza organizzata nello stesso giorno, ha trasformato quella che poteva essere una semplice divergenza di vedute in una vera e propria resa dei conti interna alla maggioranza di centrodestra.

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