Il conclave si apre con Parolin favorito, ma la partita è ancora lunga
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Redazione Interno
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Ci siamo. Dopo giorni di retroscena, spesso più presunti che reali, i 133 cardinali entrano in conclave per eleggere il nuovo pontefice. Un mappamondo di culture, storie e sensibilità diverse: dall’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, figura mediatica e potente, al cardinale Chibly Langlois, voce di un’Haiti povera e spesso dimenticata. Due generazioni si troveranno faccia a faccia: settantenni navigati e cinquantenni che per la prima volta vivono l’esperienza del voto.
Pietro Parolin, segretario di Stato, è il nome che circola con più insistenza. Vicentino, 70 anni, è considerato un diplomatico capace, artefice dell’accordo con la Cina del 2018 che ha riavvicinato Pechino alla Santa Sede. «L’Asia è il futuro della Chiesa», ha ripetuto più volte, e proprio la sua esperienza internazionale lo rende un candidato solido. Negli ultimi giorni, però, sono emerse voci – prontamente smentite – su un suo presunto malore, dettaglio che ha alimentato speculazioni superflue.
Accanto a lui, altri nomi pesano nella corsa al soglio pontificio. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, francescano con una profonda conoscenza del Medio Oriente, e il filippino Luis Antonio Tagle, già prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che potrebbe rappresentare una svolta per una Chiesa sempre più globale.
Ma il vero nodo è il numero magico: 89 voti, i due terzi necessari per l’elezione. Parolin, pur favorito, non può contare su un blocco compatto. «Mi sento turbato», avrebbe confidato a un amico, Roberto Apo Ambrosi, ex compagno di scuola. Una dichiarazione che, se autentica, lascia intravedere le incertezze di chi sa di essere sotto i riflettori senza avere la garanzia del risultato.




