Papa Francesco critica la decisione di Zelensky sulla Chiesa ortodossa russa
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Redazione Esteri
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Papa Francesco ha espresso una critica inaspettata nei confronti della decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di mettere al bando la Chiesa ortodossa ucraina (UOC) legata al Patriarcato di Mosca. Durante l'Angelus di domenica 25 agosto, il Pontefice ha affermato: "Si lasci pregare chi vuole pregare in quella che considera la sua Chiesa. Per favore, non sia abolita direttamente o indirettamente nessuna Chiesa cristiana: le Chiese non si toccano".
La reazione del Papa
La reazione di Papa Francesco è arrivata dopo la promulgazione di una nuova legge da parte della Verkhovna Rada, il parlamento unicamerale ucraino, che impedisce le attività dei gruppi religiosi legati alla Chiesa ortodossa russa o di qualsiasi altro gruppo religioso che sostenga l'invasione della Russia. Il Papa ha sottolineato l'importanza di lasciare che ogni fedele possa pregare nella propria Chiesa, senza interferenze politiche.
La legge ucraina
La legge, promulgata il 20 agosto, ha suscitato diverse reazioni a livello internazionale. Il governo ucraino ha giustificato la decisione come una misura necessaria per contrastare l'influenza russa nel paese, soprattutto in un momento di conflitto. Tuttavia, la messa al bando della Chiesa ortodossa russa ha sollevato preoccupazioni riguardo alla libertà religiosa e ai diritti umani.
Le implicazioni della decisione
La presa di posizione del Papa rappresenta una condanna del nazionalismo ucraino e un richiamo alla tolleranza religiosa. La sua dichiarazione ha avuto un forte impatto mediatico, evidenziando la complessità della situazione in Ucraina e le tensioni tra politica e religione. La questione rimane aperta e suscita dibattiti sia a livello nazionale che internazionale.




