Papa Francesco critica la legge ucraina che vieta la Chiesa ortodossa russa
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Redazione Esteri
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Papa Francesco ha espresso una critica inaspettata alla decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di mettere al bando la Chiesa ortodossa ucraina (UOC) legata al Patriarcato di Mosca. Durante l'Angelus di domenica, il Papa ha dichiarato: "Si lasci pregare chi vuole pregare in quella che considera la sua Chiesa. Per favore, non sia abolita direttamente o indirettamente nessuna Chiesa cristiana: le Chiese non si toccano".
La reazione del Papa
La reazione del pontefice è arrivata dopo l'approvazione di una nuova legge da parte della Verkhovna Rada, il parlamento unicamerale ucraino, che vieta le attività dei gruppi religiosi legati alla Chiesa ortodossa russa o di qualsiasi altro gruppo religioso che sostenga l'invasione della Russia. Il Papa ha sottolineato l'importanza della libertà di culto e ha espresso preoccupazione per le conseguenze di tali misure sulla libertà di preghiera.
Il contesto storico
La questione della Chiesa ortodossa russa in Ucraina ha radici profonde. Nel 1946, gli ucraini greco-cattolici, uniti a Roma, furono obbligati dai sovietici a "ritornare" alla Chiesa russo-ortodossa. Vescovi, preti, monaci e fedeli finirono nei gulag e molti morirono per non cedere. Nonostante queste persecuzioni, la Chiesa greco-cattolica ucraina, che celebra in rito bizantino, è rimasta maggioritaria in Ucraina occidentale.
Le implicazioni della legge
La nuova legge ucraina ha suscitato preoccupazioni non solo per la libertà religiosa, ma anche per le possibili tensioni internazionali. La decisione di mettere al bando la Chiesa ortodossa russa potrebbe essere vista come un atto di ultranazionalismo, rischiando di alimentare ulteriormente il conflitto tra Ucraina e Russia. Il Papa ha invitato alla prudenza e al rispetto delle diverse tradizioni religiose, sottolineando che "chi prega veramente prega sempre per tutti".
La posizione di Papa Francesco rappresenta un appello alla tolleranza e alla libertà religiosa in un momento di grande tensione. La sua critica alla legge ucraina evidenzia l'importanza di garantire che ogni individuo possa pregare liberamente nella propria Chiesa, senza interferenze politiche.




