«Ci sono dei quadri per strada, sono del museo e valgono un sacco di soldi»: la telefonata che ha fatto scattare l'allarme per il furto delle opere di Antonello da Messina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono le 21.02 di sabato 15 agosto quando, alla Centrale operativa del 112 di Messina, arriva una telefonata destinata a diventare un elemento cruciale di quella che è già stata definita l'inchiesta sul colpo del secolo. Dall'altro capo del filo, la voce di una cittadina che, transitando con il marito lungo viale Annunziata, si trova davanti a una scena tanto insolita quanto inquietante.

Sul muretto di recinzione del Museo regionale Accascina, infatti, sono appoggiati alcuni quadri di grandi dimensioni; la donna li riconosce all'istante per quello che sono, ovvero opere d'arte di inestimabile valore appartenenti al museo stesso. Quella segnalazione, partita da un semplice passante, ha messo in moto il sistema investigativo dopo che, per circa un quarto d'ora, nessuno aveva dato l'allarme, nemmeno il personale di custodia che all'interno della struttura era regolarmente in servizio.

La chiamata al 112 e il riconoscimento delle opere

La telefonata, il cui audio è stato reso pubblico dalla Questura di Messina, è stata effettuata dal marito di Elisabetta Bonfato, un'insegnante messinese che abita nei pressi del museo. Mentre la donna scattava una foto dei dipinti abbandonati, l'uomo riferiva all'operatore del 112 di trovarsi all'Annunziata bassa, accanto al museo, e di aver scorto dei quadri che sembravano essere stati rubati e lasciati lì. «Sono dei quadri grandi del museo, valgono un sacco di soldi.

Secondo me qualcuno li ha rubati e lasciati lì e non è riuscito a prenderli», sono state le parole pronunciate dall'uomo, mentre la donna aggiungeva di averli riconosciuti all'istante: erano le tavole di Antonello da Messina. L'operatore, dopo aver ricevuto la segnalazione, ha rassicurato i chiamanti: «Le mando subito la Volante».

La prontezza di quella cittadina, che ha intuito subito la gravità di quanto stava accadendo, ha fatto scattare le procedure di emergenza, sopperendo a un vuoto di vigilanza che sarebbe durato quindici minuti cruciali. Erano le 20.47, infatti, quando le telecamere interne avevano immortalato l'ingresso dei ladri nella sala, mentre la chiamata al 112 è arrivata solo alle 21.02.

Le indagini e i dubbi sulla vigilanza

La Procura distrettuale di Messina, coordinata da Antonio D'Amato, ha delegato le indagini alla Squadra mobile della Questura e ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, che stanno lavorando su due fronti principali. Da un lato, si cerca di individuare i responsabili del furto pluriaggravato di opere d'arte, un reato che rientra nell'articolo 518-bis del codice penale; dall'altro, si indaga per accertare le eventuali omissioni del personale addetto alla vigilanza, che quella sera non avrebbe gestito correttamente il sistema di allarme.

Secondo le prime ricostruzioni, l'impianto di sicurezza avrebbe regolarmente segnalato l'intrusione, ma i quattro custodi in servizio, due ex Asu e due dipendenti regionali, non avrebbero né attivato le procedure né allertato le forze dell'ordine. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha parlato apertamente di una «falla umana», annunciando che i custodi sono stati messi in ferie d'ufficio in attesa che la posizione di ciascuno venga chiarita: «Allarme e telecamere hanno funzionato: il segnale è scattato e le immagini ci sono.

La criticità sembra quindi umana: segnali non letti o non gestiti». Le dichiarazioni rilasciate dai diretti interessati e dalla direttrice del museo, Marisa Mercurio, sono ora al vaglio degli inquirenti, che non escludono nemmeno l'ipotesi che a facilitare il blitz possa essere stato un basista, una talpa interna che avrebbe fornito preziose informazioni ai ladri.

Il furto, l'abbandono e il recupero delle tavole

Il blitz, durato pochi minuti, ha portato via tre delle cinque tavole del celebre Polittico di San Gregorio, realizzato da Antonello da Messina nel 1473, e la tavoletta bifronte raffigurante la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione sul recto e il Cristo in Pietà sul verso. Durante la fuga, probabilmente a causa del peso o dell'ingombro, i malviventi hanno abbandonato altre due tavole del polittico proprio sul muretto di recinzione del museo, dove sono state poi rinvenute dalla donna che ha effettuato la segnalazione.

Il colpo, che ha privato il patrimonio culturale italiano di uno dei suoi nuclei più preziosi, ha scatenato un dibattito nazionale sulla sicurezza dei musei e sull'utilizzo di personale non sufficientemente specializzato per la custodia di beni così rilevanti. L'attenzione degli investigatori è ora concentrata sulla visione di centinaia di ore di registrazioni delle telecamere di sorveglianza di mezza città, nel tentativo di tracciare il percorso di fuga dei ladri, che potrebbero aver utilizzato un furgone poi ritrovato in una zona priva di telecamere.

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