Attentato a Sigfrido Ranucci, il racconto del figlio e le voci dei colleghi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La mattina dopo l'esplosione che ha distrutto l'auto di Sigfrido Ranucci, parcheggiata sotto la sua abitazione, suo figlio Giordano, seppur con un sorriso, ha tracciato un bilancio lucido della condizione in cui versa chi, come il padre, fa del giornalismo d'inchiesta una ragione di vita. "Fare inchieste comporta onori e oneri", ha osservato, sottolineando come gli onori risiedano nel riconoscimento e nella stima di cui si gode, mentre gli oneri impongano una perenne vigilanza, data la consapevolezza che "ci sono anche persone che non vogliono bene alla tua famiglia e a tuo padre". Una dichiarazione, la sua, che racchiude in poche parole il dualismo di una professione che, mentre costruisce il consenso di un vasto pubblico, inevitabilmente solleva l'ostilità di chi si sente minacciato dalle verità portate alla luce.

L'ipotesi della criminologa Bruzzone

Roberta Bruzzone, intervenendo nel corso della trasmissione "Ore 14" su Rai 2, ha avanzato una sua personale lettura della dinamica psicologica che segue all'attentato. La psicologa forense e criminologa ha espresso la convinzione che Ranucci, dopo aver denunciato l'accaduto e ottenuto un potenziamento del servizio di scorta, abbia già formulato una propria idea sull'identità dei mandanti. "Ho un'idea, difficile provarla", ha affermato la Bruzzone, delimitando con questa frase il confine netto che separa la sospettabilità personale, quasi certamente nutrita dalla vittima, dalla sfera delle prove giudiziarie, le quali richiedono un percorso ben più complesso e tortuoso per essere raccolte e validate.

La solidarietà di Milena Gabanelli

La gravità dell'accaduto è stata sottolineata con forza da Milena Gabanelli, che ha definito l'episodio "veramente terribile", un evento la cui portata non si registrava in Italia da almeno tre decenni. La storica conduttrice di Report, trasmissione della quale Ranucci è oggi il direttore dopo esserne stato un inviato di primo piano, ha interpretato il gesto come un messaggio inequivocabile: "Non ti devi più fare gli affari nostri". Esprimendo la sua vicinanza al collega, la Gabanelli ha lasciato intendere, senza mezzi termini, che la reazione di Ranucci non sarà quella di arretrare di un passo, ma piuttosto quella di proseguire con ancor maggiore determinazione nel suo lavoro.

La reazione del mondo dell'informazione

Un coro di solidarietà è giunto anche dalle redazioni, con le giornaliste e i giornalisti del Sole 24 Ore che, attraverso un comunicato sindacale, hanno condannato con forza l'attentato. In tale presa di posizione, essi hanno manifestato non solo vicinanza al collega e ai suoi familiari, ma anche una più ampia preoccupazione per un clima di ostilità e di sistematica delegittimazione che colpisce il giornalismo, in particolare quello investigativo. Questo avviene in un'epoca in cui, persino nelle democrazie occidentali, si assiste a una certa propensione per modelli autoritari, con governi che talvolta eludono le domande scomode e arrivano a negare gli accrediti a quei media che non si accontentano della versione ufficiale dei fatti, rendendo il lavoro di chi indaga un patrimonio da difendere con la massima energia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.