Davidovich Fokina, la prima volta a Maiorca: rotto il tabù in finale

Davidovich Fokina, la prima volta a Maiorca: rotto il tabù in finale
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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'è un momento, nella carriera di ogni giocatore, che sembra non debba mai arrivare. Per Alejandro Davidovich Fokina quel momento aveva assunto i contorni di una maledizione, di un sortilegio che si ripeteva puntuale ogni volta che si affacciava all'ultimo atto di un torneo. Cinque finali ATP giocate, cinque sconfitte, con il peso specifico di una statistica che rischiava di diventare un'etichetta difficile da scrollarsi di dosso.

La sesta, invece, ha cambiato tutto: sull'erba di Maiorca, il tennista spagnolo ha infranto il tabù, alzando al cielo il primo trofeo della sua carriera dopo aver superato in due set l'americano Ethan Quinn con il punteggio di 7-6, 6-3.

Il campioncino di Maiorca, per lo spagnolo classe 1999, rappresenta molto più di un semplice titolo.

È la liberazione da un fardello che si portava appresso da tempo, una sorta di macigno che, complice anche la fama di tennista con il montepremi più alto senza mai aver vinto un singolo torneo, aveva cominciato a pesare in modo evidente. Dopo aver perso finali importanti, come quella del Masters 1000 di Montecarlo nel 2022 e ben quattro nel solo 2025, tra cui quelle di Delray Beach, Acapulco, Washington e Basilea, l'iberico numero 25 del mondo ha finalmente trovato la quadratura del cerchio.

La partita: equilibrio e svolta nel momento decisivo

La finale contro Ethan Quinn, americano alla sua prima apparizione in un atto conclusivo del circuito maggiore, è stata un'arena di battaglia dove l'esperienza ha finito per fare la differenza. Il primo set è stato un susseguirsi di colpi e controcolpi, un equilibrio perfetto rotto solo quando, sul 5-4 e con la possibilità di servire per il parziale, Davidovich Fokina ha visto sfumare l'opportunità, cedendo il servizio e venendo costretto al tie-break.

Lì, nel momento più caldo, lo spagnolo ha tirato fuori il carattere, aggiudicandosi il set con un netto 7-4 che ha indirizzato la finale. Nel secondo set, la partita è scivolata via in modo più lineare: un solo break è bastato a Davidovich Fokina per prendere il largo e chiudere i conti sul 6-3, in un'ora e quarantaquattro minuti di gioco.

L'incubo delle finali perse e la rinascita sull'erba

Quella di Maiorca era una finale che, a guardare i precedenti, poteva tramutarsi in un'altra occasione mancata. Lo spagnolo aveva avuto match point anche in alcune delle finali perse l'anno scorso, come a Delray Beach e Washington, dove la sconfitta era arrivata in modo particolarmente doloroso. L'immagine di Alex de Minaur che lo consolava dopo l'ultima finale persa nella capitale americana era diventata il simbolo di una rincorsa sempre ferma all'ultimo ostacolo.

Invece, sulla superficie che fino a ieri sembrava la meno adatta al suo gioco, l'erba, è arrivato il riscatto. Un risultato che porta con sé un'anima quasi profetica, visto che il titolo è arrivato in Spagna, sull'isola dove il torneo si gioca, davanti a un pubblico che ha potuto celebrare un campione di casa.

Il premio alla costanza e lo sguardo a Wimbledon

Il trionfo di Maiorca è il frutto di un lavoro costante, di una carriera costruita con la pazienza di chi ha dovuto convivere con l'ombra, prima di Nadal e poi di Alcaraz, trovando però la propria strada. Con questo successo, Davidovich Fokina ha dimostrato di poter competere e vincere su qualsiasi superficie, aggiungendo un tassello importante al suo curriculum proprio alla vigilia del terzo Slam stagionale.

Il tabù è stato infranto e il titolo è arrivato nel momento più opportuno, a ridosso di Wimbledon, dove lo spagnolo proverà a confermare il buon momento di forma.

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