Funerali di Stato per Mladic, Bildt: «Nei Balcani fase critica»
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Redazione Esteri
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I funerali di Stato per Mladic riportano al centro delle tensioni nei Balcani il rapporto con il passato e con i crimini commessi durante le guerre nell’ex Jugoslavia. Carl Bildt, primo ministro svedese dal 1991 al 1994 e protagonista dei negoziati che portarono agli accordi di Dayton, descrive una fase critica nella quale, secondo le sue parole, si parla di «vendette, più che di riconciliazione». Il riferimento arriva dopo l’annuncio che Ratko Mladic, morto giovedì all’Aia mentre scontava l’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, sarà riportato in Serbia e riceverà onori di Stato e militari. Una decisione che ha immediatamente acceso lo scontro politico e diplomatico attorno alla memoria dell’ex comandante militare serbo-bosniaco.
Bildt e il peso della memoria di Srebrenica
La posizione di Carl Bildt assume un peso particolare per il ruolo svolto negli anni decisivi della guerra in Bosnia-Erzegovina. Nel 1995 fu inviato speciale dell’Unione europea per l’ex Jugoslavia, co-presidente dei negoziati di pace di Dayton e, dopo la firma degli accordi, primo Alto rappresentante internazionale per la Bosnia-Erzegovina. Il suo nome resta quindi legato direttamente alla fase che seguì il genocidio di Srebrenica e alla costruzione del nuovo assetto politico bosniaco. Di fronte alla prospettiva di un funerale con onori ufficiali per Mladic, Bildt ha precisato che non è ancora chiaro come saranno organizzate esattamente le esequie, inserendo però l’episodio in un clima regionale segnato da tensioni e da un linguaggio che richiama più la vendetta che la riconciliazione.
Ratko Mladic, definito il «boia dei Balcani» e il «boia di Srebrenica», è morto all’Aia a 84 anni mentre stava scontando la condanna all’ergastolo. La decisione di tributargli onori militari e di Stato è stata annunciata dal ministro della Giustizia serbo Nenad Vujic, secondo il quale l’ex comandante «riceverà tutti gli onori che gli spettano». Sarà invece la famiglia a stabilire dove avverrà la sepoltura, mentre Belgrado si è detta pronta a riportare in patria la salma. La scelta delle autorità serbe trasforma così il funerale in una questione che va oltre la cerimonia privata e investe direttamente il rapporto tra memoria storica, responsabilità giudiziarie e rappresentazione pubblica di Mladic.
L’Unione europea avverte Belgrado sugli onori a Mladic
L’annuncio dei funerali di Stato per Ratko Mladic ha provocato anche una netta reazione dell’Unione europea. Un portavoce della Commissione europea ha affermato che «qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra è in contrasto con i valori europei fondamentali» e che non può trovare spazio né nell’Unione né nei Paesi candidati all’adesione. Il richiamo riguarda direttamente la Serbia, il cui percorso verso l’Ue è già descritto come complesso e rischia di essere ulteriormente incrinato dalla decisione di riservare onori ufficiali all’ex comandante serbo-bosniaco. Nel quadro delle reazioni internazionali indicate, soltanto la Russia ha espresso apprezzamento per la scelta della Serbia, mentre da Bruxelles è arrivato un chiaro alt alla glorificazione di Mladic.
Al centro del confronto resta soprattutto ciò che il nome di Mladic rappresenta nella storia della Bosnia-Erzegovina. Il suo passato è associato alle fosse comuni, ai cimiteri musulmani, alle ossa di una stessa persona ritrovate in sepolture differenti, ai bambini di Sarajevo uccisi dalle granate e dai cecchini e agli eventi di Srebrenica nel mese di luglio. È su questo terreno che il tema degli onori di Stato assume un significato politico e simbolico particolarmente forte: la celebrazione pubblica di una figura condannata per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra entra infatti in contrasto con il richiamo europeo alla responsabilità e alla mancata glorificazione dei criminali di guerra.
Serbia, funerali di Mladic e tensioni nel percorso europeo
Il caso dei funerali mette quindi in relazione tre elementi presenti nello stesso scenario: la decisione di Belgrado, la memoria dei crimini attribuiti a Mladic e il percorso europeo della Serbia. Gli onori militari e di Stato annunciati dal ministro della Giustizia serbo non cancellano le condanne pronunciate contro l’ex comandante né il peso delle fosse comuni e delle vittime che segnano la storia della Bosnia-Erzegovina. Allo stesso tempo, la risposta della Commissione europea mostra come il modo in cui Mladic verrà commemorato non sia considerato soltanto una questione interna serba. Le parole di Bildt sulla fase critica attraversata dai Balcani si inseriscono proprio in questa frattura, dove il confronto sul passato torna a incidere sui rapporti politici del presente.
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