Strage della famiglia Voronov a Radushne: il missile russo che ha cancellato una famiglia
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Redazione Esteri
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La guerra in Ucraina ha prodotto un'altra immagine destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva, una di quelle che scavano un solco profondo al di là delle cronache quotidiane del conflitto. Nella notte tra il 29 e il 30 luglio, un missile balistico Iskander-M, lanciato dalla regione russa di Voronezh, ha centrato in pieno un'abitazione privata nel villaggio di Radushne, vicino a Kryvyi Rih, nella regione di Dnipropetrovsk.
Quel missile ha cancellato la famiglia Voronov, una famiglia numerosa che nella sua casa aveva trovato rifugio dalla guerra, ma non dall'orrore di un attacco diretto. Le autorità locali e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno confermato che tra le vittime ci sono i genitori, Artem Voronov di 47 anni e Olena Voronova di 41, e almeno quattro dei loro dieci figli, uccisi nel sonno mentre la loro abitazione veniva ridotta a un cumulo di macerie fumanti.
La notte della strage e il dramma dei sopravvissuti
Secondo le prime ricostruzioni, al momento dell'impatto nella casa di Radushne si trovavano sette dei figli della coppia e un nipotino di appena diciotto mesi, figlio del figlio maggiore che attualmente combatte nell'esercito ucraino per difendere il Paese. Il missile, un Iskander-M lanciato da Voronezh, ha colpito direttamente l'abitazione senza lasciare scampo agli occupanti, che si trovavano nel momento più vulnerabile della giornata: quello del riposo notturno.
Tra le vittime accertate, i soccorritori hanno estratto dalle macerie i corpi di Mark, 17 anni, di Dominika, 15, di Viorika, 14, e di Zakharii, 12. La potenza dell'esplosione è stata tale che della casa non è rimasto quasi nulla, costringendo le squadre di emergenza a lavorare per ore tra i detriti, coadiuvate da unità cinofile, nella speranza di trovare altri superstiti e nel tentativo di ricomporre i resti delle vittime per l'identificazione.
I residenti del villaggio, accorsi immediatamente dopo l'esplosione, hanno raccontato di aver cominciato a scavare a mani nude tra le fiamme e il cemento armato, prima ancora dell'arrivo dei soccorsi ufficiali, in una corsa disperata contro il tempo che purtroppo ha potuto fare ben poco.
La testimonianza del figlio in Polonia e il lutto di Kryvyi Rih
La drammatica portata della strage è emersa anche attraverso i social network, quando Matvey, uno dei figli della coppia che vive e lavora in Polonia, ha scritto sul canale Telegram del paese chiedendo notizie della sua famiglia: "Chi è sopravvissuto della famiglia Voronov? Sono Matvey, loro figlio". La risposta di una vicina di casa, Nelia, è stata spietata: "Matvey, ero lì. Non sono rimaste altro che macerie. Non è sopravvissuto nessuno".
In quella casa, quella notte, sono morti i suoi genitori, sette dei suoi nove fratelli e anche il piccolo Artem, il nipote di un anno e mezzo, figlio di suo fratello Dania che è al fronte. La nonna dei ragazzi, che abita nella casa di fronte ed è rimasta ferita nell'esplosione, ha raccontato che la famiglia aveva dieci figli e tre nipoti, e che il più piccolo dei nipoti, il piccolo Artem, era andato a trovarli quella notte, rimanendo ucciso insieme a loro.
Tra le vittime ci sono anche Azarii Ilai di 11 anni, Veronika di 10 ed Emilia di 6 anni, il cui destino è stato confermato in seguito dalle autorità. Il presidente Zelensky, pubblicando sui social una foto della famiglia in vita, ha sottolineato che l'impatto del missile russo è stato così devastante che "sotto le macerie sono stati ritrovati frammenti di corpi umani e solo gli esami forensi potranno stabilire a quali membri della famiglia appartengono i resti".
Il 31 luglio è stato dichiarato giorno di lutto a Kryvyi Rih, città natale del presidente ucraino e già più volte colpita dagli attacchi russi, per onorare la memoria di una famiglia che rappresenta ormai uno dei simboli più tragici di questa fase del conflitto.
L'ipotesi del missile nordcoreano e le accuse di Zelensky
Un elemento che ha aggiunto ulteriore gravità alla vicenda è la natura stessa dell'arma utilizzata. Nel suo discorso serale del 30 luglio, il presidente Zelensky ha dichiarato che i dati preliminari indicano che il missile che ha colpito la casa dei Voronov potrebbe essere di fabbricazione nordcoreana, segnando il primo utilizzo confermato di tali armamenti in quasi un anno. "A Radushne, per la prima volta dopo molto tempo, i russi hanno usato un missile dalla Corea del Nord. Si tratta di dati preliminari.
Naturalmente ci saranno ulteriori esami, tutto sarà verificato, ma al momento si tratta di un missile balistico nordcoreano", ha affermato il presidente ucraino, definendo l'alleanza tra Mosca e Pyongyang come un patto "per uccidere i nostri bambini ucraini". Secondo fonti militari citate da Reuters, le caratteristiche del rilevamento radar sarebbero compatibili con i missili a corto raggio KN-23 o KN-24, che presentano una gittata maggiore e una testata più potente rispetto agli Iskander-M russi, ma una precisione leggermente inferiore.
Il fatto che la Russia abbia fatto ricorso a questi armamenti dopo una pausa di quasi un anno suggerisce che Mosca potrebbe aver ricevuto nuovi stock di armi da Pyongyang per sostenere l'intensificazione della sua campagna missilistica, una campagna che, come dimostra la strage dei Voronov, colpisce indiscriminatamente obiettivi civili e militari.
Il contesto dell'offensiva russa e l'appello per le difese aeree
L'attacco a Radushne si inserisce in una delle più massicce offensive russe degli ultimi mesi, che nella notte tra il 29 e il 30 luglio ha visto il lancio di decine di missili e centinaia di droni Shahed contro diverse regioni ucraine, colpendo obiettivi a Kiev, Leopoli, Odessa e in altre aree del paese.
Le forze di difesa aerea ucraina hanno dichiarato di aver intercettato o neutralizzato un numero significativo di questi velivoli e missili, ma diverse infrastrutture e abitazioni civili sono state comunque colpite, provocando almeno otto vittime accertate e decine di feriti.
In questo contesto, il presidente Zelensky ha rinnovato il suo appello ai partner internazionali, in particolare agli Stati Uniti, affinché accelerino la consegna di missili intercettori per i sistemi Patriot, sottolineando che la protezione delle vite umane dipende direttamente dalla capacità di abbattere i missili balistici russi e nordcoreani.
"Quando diciamo che l'Ucraina ha bisogno di missili per i Patriot, non stiamo parlando di astrazioni", ha dichiarato Zelensky, "stiamo parlando proprio di queste famiglie, di queste persone che potrebbero vivere se avessimo qualcosa per abbattere i missili russi".
La strage della famiglia Voronov, una famiglia numerosa che aveva già subito la dispersione causata dalla guerra, con il figlio maggiore al fronte e altri due fratelli all'estero, rappresenta una ferita profonda nella coscienza collettiva ucraina e un monito sulla tragica realtà di un conflitto in cui gli obiettivi civili, le case e i bambini sono sempre più spesso nel mirino di una potenza che non fa più distinzioni.
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