Lizzie Borden, la rabbia per i soldi e il veleno: cosa c'è di vero nella storia del massacro su Netflix

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il 4 agosto 1892, a Fall River, Massachusetts, il corpo di Andrew Borden viene trovato sul divano del salotto, il volto quasi spaccato in due da una serie di colpi inferti con un'ascia. Di sopra, nella stanza degli ospiti, giace la seconda moglie Abby, il cranio fracassato: è stata uccisa per prima, circa un'ora prima del marito. A scoprire i corpi è la figlia trentaduenne di Andrew, Lizzie, che vive in quella casa con la sorella Emma, la matrigna e una domestica irlandese, Bridget Sullivan.

Una famiglia segnata dal risentimento

La madre di Lizzie, Sarah, muore quando lei è ancora bambina. Andrew, uomo d'affari diventato banchiere e proprietario immobiliare, si risposa con Abby Gray, che contribuisce a crescere Lizzie e la sorella maggiore Emma. Il rapporto tra le due ragazze e la matrigna non è mai facile, e i contrasti si acuiscono quando le sorelle, ormai adulte e non sposate, iniziano a discutere con il padre sulle questioni economiche.

Le testimonianze raccolte durante il processo parlano di una casa in cui i pasti vengono consumati in momenti separati, di un padre descritto come avaro e freddo, e di una matrigna che Lizzie ed Emma ritengono interessata solo al patrimonio di Andrew.

Il tentato avvelenamento e gli indizi

Il giorno precedente il delitto, Lizzie si presenta in una farmacia chiedendo di acquistare acido cianidrico, sostenendo di averne bisogno per eliminare le tarme da una pelliccia. Il farmacista rifiuta di venderglielo. È uno degli elementi che, insieme alle versioni contraddittorie fornite da Lizzie sul suo presunto nascondiglio nel fienile al momento degli omicidi, spinge gli inquirenti a concentrare i sospetti su di lei. Pochi giorni dopo il massacro, la donna brucia un vestito: interrogata, risponde che era macchiato di vernice e non più utilizzabile.

Il processo e l'assoluzione

Il processo si apre il 5 giugno 1893 a New Bedford davanti alla Corte Superiore della contea di Bristol, presieduta dal giudice capo Albert Mason con i giudici associati Caleb Blodgett e Justin Dewey. L'accusa sostiene che Lizzie abbia ucciso la matrigna con almeno diciotto colpi alla testa, per poi cercare il padre e colpirlo altre undici volte.

Le prove presentate sono però di natura indiziaria: l'arma del delitto non viene mai trovata, non ci sono tracce di sangue sui vestiti di Lizzie, e la polizia di Fall River rifiuta di effettuare test delle impronte digitali sull'ascia rinvenuta nel seminterrato, considerandoli poco affidabili. Il 20 giugno 1893, dopo tredici giorni di dibattimento e poco più di un'ora di camera di consiglio, la giuria emette il verdetto di non colpevolezza.

L'ombra del sospetto e la fine

Nonostante l'assoluzione, Lizzie Borden rimane ai margini della vita sociale di Fall River. Continua a risiedere in città, conducendo un'esistenza ritirata e evitando la stampa. Nel 1905 la sorella Emma lascia la casa condivisa, interrompendo di fatto i rapporti: in una dichiarazione successiva dirà che le condizioni erano diventate insostenibili. Nel maggio 1923 Lizzie compare in tribunale per la prima volta dopo trent'anni dall'assoluzione, per una causa relativa alla distribuzione di una proprietà immobiliare posseduta insieme alla sorella.

Muore a Fall River il 1° giugno 1927, all'età di 68 anni.

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