Assassinio Navalny, l'Ue e il Regno Unito sanzionano scienziati russi: epibatidina e Novichok al centro delle inchieste

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A distanza di oltre due anni dalla morte di Alexei Navalny, avvenuta in una colonia penale russa nel febbraio del 2024, l'Unione Europea e il Regno Unito hanno compiuto un nuovo, significativo passo per attribuire responsabilità specifiche nell'ambito del programma di armi chimiche di Mosca.

Venerdì scorso, il Consiglio dell'Unione Europea ha ufficialmente imposto misure restrittive a sei cittadini russi, individui descritti come scienziati e ricercatori operanti nella sfera militare, coinvolti nello sviluppo dell'epibatidina, la tossina letale che sarebbe stata utilizzata per uccidere il dissidente.

La decisione di Bruxelles, che segue una dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia dello scorso febbraio, si basa sul ritrovamento di tracce della sostanza nei campioni prelevati dal corpo di Navalny, portando alla conclusione che l'avvelenamento sia stato con ogni probabilità la causa del decesso.

Quasi in contemporanea, il governo britannico ha annunciato un pacchetto di sanzioni ancora più ampio, colpendo sette individui e due istituti di ricerca scientifica russi, accusati non solo di essere coinvolti nella vicenda Navalny, ma anche nell'attacco con l'agente nervino Novichok che nel 2018 a Salisbury, in Inghilterra, costò la vita alla cittadina britannica Dawn Sturgess.

Le sanzioni dell'Unione Europea: i nomi e i ruoli degli scienziati

Le misure restrittive adottate dall'UE, che prevedono il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nel territorio comunitario per le persone fisiche, mirano a colpire una rete di ricercatori ritenuti centrali per il programma di armamento chimico nazionale. Tra i sei sanzionati spicca il nome di Igor Babkin, identificato come il responsabile del laboratorio presso il Signal Scientific Centre, noto anche come SC Signal, un istituto di ricerca statale russo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti europei, è proprio all'interno di questo centro che sarebbero state condotte le ricerche e pubblicati articoli scientifici sulla sintesi dell'epibatidina, attività che di fatto costituirebbe una partecipazione diretta al suo sviluppo come arma chimica.

La lista include anche Irina Derevyagina, analista di ricerca chimica presso il GosNIIOKhT, l'Istituto Statale di Ricerca per la Chimica Organica e la Tecnologia, descritto come un elemento centrale del programma russo sulle armi chimiche, e Mikhail Gutsalyuk, a capo di un dipartimento dell'Accademia Militare per la Difesa Radiologica, Chimica e Biologica. Con queste nuove designazioni, il regime sanzionatorio europeo contro l'uso e la proliferazione di armi chimiche arriva a contare complessivamente 31 persone e 6 entità.

La stretta del Regno Unito: da Navalny a Salisbury

L'azione del Regno Unito si è rivelata ancora più incisiva, mirando a un quadro più ampio di responsabilità che abbraccia sia l'omicidio di Navalny in Siberia che l'attentato di Salisbury. La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, ha dichiarato che l'uso ripetuto di armi chimiche da parte della Russia costituisce una "violazione ripugnante del diritto internazionale" e una "minaccia diretta alla sicurezza globale".

Le sanzioni britanniche colpiscono direttamente due istituti scientifici: SC Signal, già citato nelle sanzioni UE, e il GNIII VM, l'Istituto Statale di Ricerca e Sperimentazione per la Medicina Militare. Tra gli individui, figurano figure di spicco come Artur Zhirov e Andrei Antokhin, rispettivamente direttore e vicedirettore di SC Signal, e Sergei Chepur, a capo del GNIII VM.

Inoltre, è stato sanzionato Vladimir Kondratyev, coautore di un articolo scientifico sulla sperimentazione dell'epibatidina, e Viktor Taranchenko, accusato di aver condotto ricerche sugli agenti nervini Novichok.

Epibatidina e Novichok: il filo rosso degli avvelenamenti

Al centro delle contestazioni vi sono due sostanze estremamente letali. L'epibatidina, una tossina che si trova naturalmente nelle raganelle velenose del Sud America e che non è presente in natura in Russia, è stata identificata come la causa più probabile della morte di Navalny nel 2024. I sospetti di un avvelenamento con questa sostanza, secondo il governo britannico e i suoi alleati europei, hanno trovato conferma in analisi indipendenti condotte sui campioni prelevati dal corpo del dissidente.

Il Novichok, invece, è una classe di agenti nervini di origine militare sviluppati durante l'era sovietica, già utilizzato nel 2018 contro l'ex agente russo Sergei Skripal e sua figlia a Salisbury, un attacco dal quale sopravvissero, e che portò invece alla morte della cittadina britannica Dawn Sturgess, entrata in contatto con un contenitore della sostanza.

Il governo britannico ha sottolineato come le sanzioni mirino a esporre e dissuadere l'attività illegale della Russia nel campo delle armi chimiche, sottolineando come solo lo Stato russo avesse i mezzi, i motivi e l'opportunità per utilizzare queste tossine letali contro i propri oppositori.

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