Londra accusa Putin: “Navalny è stato avvelenato con una neurotossina letale”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo britannico, forte di un’indagine scientifica condotta insieme ad altri quattro Paesi europei, ha formalizzato l’accusa che il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny, morto due anni fa in una colonia penale siberiana, sia stato assassinato per ordine diretto del Cremlino. La ministra degli Esteri Yvette Cooper, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha dichiarato che le analisi effettuate su campioni biologici del dissidente – campioni che la vedova Yulia Navalnaya era riuscita a fare esfiltrare all’estero – hanno confermato in modo definitivo la presenza di epibatidina, una neurotossina letale -1-2-3.

Si tratta di una sostanza, il cui utilizzo è stato reso noto proprio dalla vedova Navalnaya in un incontro con i rappresentanti dei ministeri degli Esteri di Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, che non è di origine russa: l’epibatidina, infatti, è un alcaloide che si trova naturalmente sulla pelle delle raganelle freccia velenose dell’Ecuador, una famiglia di anfibi il cui secreto è tradizionalmente impiegato dalle popolazioni indigene per la caccia con le cerbottane -1-3. La potenza di questo veleno, hanno spiegato gli esperti, è tale da risultare duecento volte superiore a quella della morfina, agendo sul sistema nervoso fino a provocare la paralisi e l’arresto respiratorio, e causando quindi una morte rapida ma estremamente dolorosa -1-3.

L’inchiesta congiunta e il ricorso all’Opcw

La conclusione a cui sono giunti gli scienziati dei cinque Paesi, che hanno lavorato con quella che è stata definita “ferrea determinazione” per due anni, è che solo lo Stato russo avesse i mezzi, il movente e l’opportunità per somministrare una simile tossina a Navalny durante la sua detenzione -2-8. Il Regno Unito, come riferito dalla stessa Cooper, ha già avviato le procedure per sottoporre il caso all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw), l’ente con sede all’Aia preposto al controllo della Convenzione sulle armi chimiche, denunciando Mosca per l’uso di un’arma chimica proibita contro un prigioniero -1-6-8.

La vedova Navalnaya, che due anni fa, nel medesimo contesto della conferenza monacense, aveva appreso della morte del marito, ha rotto nuovamente il silenzio per affermare che le sue intuizioni di allora erano fondate. “Ero certa fin dal primo giorno che mio marito fosse stato avvelenato, ma ora c’è la prova: Putin ha ucciso Alexei con un’arma chimica”, ha dichiarato, visibilmente provata, aggiungendo che l’omicidio è stato dimostrato dalla scienza e che il presidente russo deve essere considerato a tutti gli effetti un assassino -2-3-4.

I precedenti e la natura della tossina

L’epibatidina, che non è un agente nervino della famiglia dei Novichok – quelli con cui Navalny era già stato avvelenato nel 2020 e per cui era stato curato in Germania – è comunque classificabile come un’arma chimica a tutti gli effetti. La sua sintesi in laboratorio, sospettano gli investigatori, sarebbe stata necessaria per ottenere la quantità sufficiente a compiere l’omicidio, dato che la sostanza pura è estraibile in minime dosi dagli anfibi sudamericani -4. I governi europei hanno sottolineato come questo ennesimo episodio dimostri il reiterato disprezzo della Russia per il diritto internazionale, e non hanno mancato di collegarlo ad altri attentati, come quello all’ex spia Sergei Skripal a Salisbury, avvenuto nel 2018 sempre con un agente nervino di produzione militare -4.

La versione delle autorità russe, che avevano inizialmente parlato di morte per cause naturali dovute a una “malattia combinata” o a un “coagulo di sangue”, appare ora ancor più in contraddizione con le evidenze scientifiche presentate dalla coalizione europea -6. I cinque Paesi, nella loro dichiarazione congiunta, hanno ribadito che la Russia temeva Navalny al punto da ricorrere a strumenti “spregevoli” per zittirlo, e che la portata della sfida rappresentata dall’oppositore era tale da giustificare agli occhi del Cremlino l’uso di metodi terroristici -2-7.

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