La notte di Lisbora tra accuse incrociate e il protocollo antirazzismo finito al centro della bufera

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il match di andata dei playoff di Champions League tra Benfica e Real Madrid, giocato ieri sera allo stadio Da Luz di Lisbona e deciso da una rete di Vinicius Junior, ha assunto i contorni di un caso ben più ampio di una semplice sfida europea. L’attaccante brasiliano, infatti, pochi istanti dopo aver siglato l’1-0, ha innescato un episodio che ha portato all’attivazione del protocollo antirazzismo FIFA, fermando la gara per circa dieci minuti. La genesi del contendere risiede in un battibecco tra Vinicius e Gianluca Prestianni, esterno offensivo argentino del Benfica: il giocatore del Real Madrid ha riferito all’arbitro François Letexier di essere stato oggetto di un insulto razzista da parte dell’avversario, il quale, nel parlare, si era coperto la bocca con la maglietta. Un gesto, quest’ultimo, che ha scatenato le immediate rimostranze della squadra spagnola e che è stato poi al centro di un serrato botta e risposta social protrattosi per tutta la notte.

La posizione del club lusitano, resa nota attraverso un messaggio pubblicato sul proprio profilo X, è stata di netta e incondizionata difesa del proprio tesserato. Postando un breve filmato dell’accaduto, la società ha voluto sottolineare come, a suo avviso, la distanza tra i giocatori madrileni e Prestianni rendesse materialmente impossibile udire ciò che il ventenne argentino stesse effettivamente dicendo. “Come dimostrano le immagini, data la distanza, i giocatori del Real Madrid non possono aver sentito ciò che dicono di aver sentito”, si legge nel tweet, un tentativo di fornire una controprova oggettiva a quanto sostenuto da Vinicius e dai suoi compagni. Di diverso avviso, però, sono stati i calciatori del Real intervenuti a caldo: Aurelien Tchouameni, al termine della contesa, ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità alla vicenda, riferendo che lo stesso Prestianni avrebbe giustificato il suo comportamento ammettendo di aver pronunciato, seppur coprendosi la bocca, non un epiteto razzista ma un insulto omofobo. Una versione, quest’ultima, che avrebbe reso ancora più intricata la matassa per la giustizia sportiva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.