Il fisco può estendere i controlli anche ai parenti, ma solo con un ragionevole sospetto
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Redazione Economia
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La lotta all’evasione fiscale in Italia ha trovato un nuovo strumento nelle recenti pronunce della Cassazione, che hanno ridefinito i confini dei poteri dell’Agenzia delle Entrate. Con l’ordinanza n. 13761 del 2025, i giudici hanno stabilito che i controlli possono essere estesi anche a familiari, parenti e soci del contribuente, purché sussista un fondato sospetto di illecito. Una decisione che, se da un lato rafforza l’azione del fisco, dall’altro solleva interrogativi sui limiti dell’ingerenza nelle dinamiche private.
Non si tratta, però, di un via libera indiscriminato. L’Agenzia dovrà dimostrare l’esistenza di elementi concreti – come movimenti finanziari anomali o trasferimenti sospetti – per giustificare l’allargamento delle verifiche. «Il rischio», osservano alcuni esperti, «è che venga meno il principio di proporzionalità, trasformando ogni accertamento in un’indagine a raggio ampliato». La Cassazione, tuttavia, ha precisato che l’estensione dei controlli non può essere motivata da mere ipotesi, ma deve basarsi su indizi oggettivi.
Intanto, i numeri degli accertamenti fiscali del 2024 tracciano un quadro chiaro: le piccole e medie imprese restano nel mirino. Su 189.578 verifiche, ben 81.027 hanno riguardato le Pmi, con un’imposta accertata di oltre 9 miliardi di euro. Un dato che, seppure in calo rispetto agli anni precedenti, conferma come il peso della lotta all’evasione ricada soprattutto su realtà già fragili. Le grandi imprese, invece, rappresentano una percentuale minoritaria dei controlli, nonostante i volumi d’affari ben più consistenti.




