Il ponte del primo maggio e il rebus carburanti tra accise in scadenza e il taglio di Eni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vigilia del ponte del primo maggio, tradizionalmente il primo esodo di massa dopo l’inverno, si tinge quest’anno di un’ansia particolare per gli automobilisti romani e, più in generale, per quelli italiani. A complicare la tabella di marcia, infatti, non è solo la consueta ridda di partenze e code attese, ma il rialzo dei prezzi dei carburanti, una stangata silenziosa che arriva dritta dalle tensioni in Iran e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz. È proprio questa crisi, con il suo portato di incertezze sui rifornimenti globali, a spingere verso l’alto benzina e diesel proprio mentre milioni di persone si apprestano a mettersi in viaggio.

A peggiorare il quadro, per chi ha intenzione di trascorrere la giornata della Festa dei Lavoratori lontano da casa, c’è un dettaglio non trascurabile: la scadenza, fissata per il primo maggio, del taglio delle accise voluto dal governo Meloni. Quella misura, pensata per arginare le ripercussioni delle ultime crisi mediorientali, aveva ridotto l’accisa sulla benzina e sul diesel da 67 a 47 centesimi al litro, e quella sul Gpl da 27 a 17 centesimi. Con la fine di questo periodo di grazia, il rischio di un’impennata dei prezzi alla pompa diventa concreto, una minaccia che pende sulla testa dei viaggiatori dell’ultimo minuto.

La caccia alle risorse e lo sconto «a geometria variabile»

Dentro il palazzo del governo, però, la partita è ben più complessa di una semplice proroga. Il nuovo decreto carburanti, atteso in Consiglio dei ministri, ha già rivelato un primo, sostanziale colpo di scena: lo sconto non sarà uguale per tutti. Una scelta, questa, che secondo alcune ricostruzioni come quella del Sole 24 Ore, sarebbe frutto anche delle pressioni arrivate dall’Unione europea, sempre attenta a non trasformare gli aiuti temporanei in misure strutturali. La caccia alle risorse per calmierare i prezzi, va detto, ha finora permesso di racimolare solo 300 milioni di euro: una cifra definita «magra preda» da più di un osservatore, che costringerà l’esecutivo a diluire gli interventi. La torta, insomma, sarà spartita con il contagocce tra autotrasportatori, aziende di trasporto pubblico e quei comuni ormai prossimi al dissesto a causa delle bollette impazzite.

Il «nodo diesel» e l’iniziativa a sorpresa di Eni

Mentre il governo annaspa alla ricerca di una quadra, il caro carburante mostra tutti i segni della sua persistenza. Il taglio delle accise, per il momento, non verrà rinnovato nelle stesse forme, e l’attesa per una decisione su un’eventuale ulteriore proroga si fa sempre più febbrile. In questo clima di attesa, tuttavia, arriva agli automobilisti una notizia positiva, seppure parziale, firmata Eni. Il gruppo energetico, nella giornata di ieri, ha deciso autonomamente di ridurre il prezzo del gasolio alla pompa di 7,5 centesimi al litro. Un intervento che, pur non risolvendo strutturalmente il problema, offre un temporaneo sollievo proprio sulla voce di spesa più temuta: quella del diesel, il combustibile per eccellenza dei lunghi viaggi.

La proroga breve («mini») e lo sconto maggiorato sul gasolio

Sullo sfondo, intanto, il governo sta valutando una soluzione di compromesso che ha i contorni della «mini proroga». Si tratterebbe di un prolungamento dello sconto sulle accises di appena quindici giorni, un lasso di tempo breve ma che farebbe la differenza per gestire il flusso di rientro dal ponte. La novità, rispetto alle proroghe precedenti, sarebbe però un’altra: il taglio maggiore sarebbe concentrato sul diesel, lasciando la benzina in secondo piano. Un’ipotesi che si accompagna ad altri interventi paralleli, come quelli sul credito d’imposta per l’autotrasporto e il cosiddetto «Piano casa», a dimostrazione di come la crisi dei carburanti si intrecci ormai indissolubilmente con altre emergenze economiche.

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