Microplastiche nel liquor, lo studio italiano che apre una pista per la Sla

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un gruppo di ricercatori dell'Università di Modena e Reggio Emilia ha pubblicato su 'Brain Communications' uno studio che getta una luce inedita sui possibili fattori ambientali alla base della sclerosi laterale amiotrofica. La ricerca, che ha destato l'attenzione della comunità scientifica internazionale, ha messo in relazione la presenza di frammenti plastici nel sistema nervoso centrale con un incremento del rischio di sviluppare la malattia neurodegenerativa.

L'analisi ha riguardato campioni di liquor, il liquido cefalorachidiano che protegge e nutre cervello e midollo spinale, evidenziando una correlazione significativa tra le concentrazioni di queste particelle e la patologia.

La correlazione con le nanoplastiche

Il dato più rilevante emerso dall'indagine riguarda le dimensioni dei frammenti rinvenuti: l'associazione con il rischio di Sla appare particolarmente forte per le particelle di dimensioni inferiori, quelle che tecnicamente vengono definite nanoplastiche. Sebbene i ricercatori sottolineino la necessità di approfondire i meccanismi alla base di questo fenomeno, i risultati suggeriscono l'esistenza di un possibile effetto neurotossico diretto di questi materiali.

Le microplastiche, ormai onnipresenti nell'ambiente, potrebbero rappresentare un nuovo e insidioso fattore di rischio, sebbene la scienza debba ancora chiarire il preciso percorso biologico che porta dalla loro presenza nel liquor all'insorgenza della malattia.

La scoperta nel sistema nervoso centrale

La domanda che ora i ricercatori modenesi si pongono è come mai queste particelle si ritrovino nei tessuti nervosi e quale sia il loro effetto una volta arrivate a destinazione. Il confronto tra i campioni di liquor prelevati a pazienti affetti da Sla e quelli di soggetti sani ha rivelato concentrazioni mediamente più elevate nel primo gruppo, rafforzando l'ipotesi di un legame causale che fino a poco tempo fa apparteneva più alla speculazione che alla ricerca clinica.

Lo studio italiano, quindi, non si limita a registrare la presenza di questi contaminanti, ma apre una finestra su un meccanismo patologico ancora tutto da decifrare, segnando un punto di svolta nell'approccio a queste malattie.

La nuova frontiera della ricerca

Questa scoperta si inserisce in un filone di indagine sempre più attuale, che cerca di individuare le cause ambientali delle malattie neurodegenerative, andando oltre i noti fattori genetici. La possibilità che sostanze estranee, provenienti dall'inquinamento, possano superare le barriere fisiologiche dell'organismo e accumularsi in punti nevralgici come il sistema nervoso centrale, rappresenta una sfida per la medicina moderna.

Il lavoro di Unimore, grazie alla pubblicazione su una rivista autorevole come 'Brain Communications', offre una base solida per future ricerche e conferma come la lotta alle patologie degenerative passi anche attraverso la comprensione dei rischi legati all'inquinamento da plastica.

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