Venezuela, la minaccia di Caracas a María Corina Machado: "fuggitiva" se andrà a ritirare il Nobel
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Redazione Esteri
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Il governo venezuelano ha innalzato ulteriormente il livello dello scontro con l'opposizione interna, dichiarando che la leader antichavista María Corina Machado, recentemente insignita del Premio Nobel per la Pace, verrebbe considerata una "fuggitiva" qualora decidesse di lasciare il paese per recarsi a Oslo a ritirare il prestigioso riconoscimento. L'annuncio, perentorio, è giunto direttamente dal procuratore generale Tarek William Saab, il quale ha sottolineato come la donna, già oggetto di numerose inchieste penali, verrebbe automaticamente classificata come latitante nel momento stesso in cui varcasse i confini nazionali. Machado, che da tempo afferma di essere costretta alla clandestinità all'interno del Venezuela, aveva precedentemente manifestato l'intenzione di presenziare alla cerimonia di consegna del premio, in programma il prossimo 10 dicembre, trovandosi così di fronte a una scelta drammatica e carica di conseguenze.
L'appello alle forze armate e la mobilitazione delle milizie
Parallelamente alla minaccia legale, la tensione nel paese sudamericano continua a salire, con un'acuta polarizzazione che coinvolge direttamente l'apparato militare. In un audio e in un video diffusi attraverso i social network, María Corina Machado ha lanciato un appello diretto e senza precedenti ai membri delle Forze Armate, esortandoli esplicitamente a disobbedire a quelli che ha definito "ordini infami" provenienti dal presidente Nicolás Maduro. La leader dell'opposizione, il cui messaggio incita i soldati a "deporre le armi" e a "difendere il popolo" invece di reprimerlo, ha sostenuto che "il momento decisivo è imminente", dipingendo un quadro di profonda crisi per il regime attuale.
La risposta di Caracas e il contesto internazionale
Dal canto suo, l'esecutivo di Maduro non è rimasto inattivo di fronte a quella che percepisce come una sfida aperta, intensificando la mobilitazione delle milizie civili, un Corpo di volontari armati fedelissimo al chavismo. Questo rafforzamento dell'apparato difensivo e di controllo avviene in un clima di allerta elevata, alimentato anche da voci, rilanciate da alcuni media internazionali, riguardanti un possibile "attacco imminente" da parte degli Stati Uniti. Secondo alcune ricostruzioni, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe infatti autorizzato "misure addizionali di pressione" contro Caracas, delegando alla Cia lo studio di strategie che includono operazioni sotto copertura e infiltrazioni, in un quadro di azioni già sperimentate in altri teatri di crisi.
Una crisi dai molteplici fronti
La situazione appare dunque come un intricato groviglio di pressioni giudiziarie, appelli alla diserzione e manovre geopolitiche, che rischia di spingere il Venezuela verso un punto di non ritorno. La minaccia di dichiarare fuggitiva una Premio Nobel per la Pace, impedendole di fatto di ricevere il riconoscimento internazionale, segna un ulteriore inasprimento della repressione contro le voci dissidenti. Contemporaneamente, l'invito alla disobbedienza rivolto all'esercito scava un solco profondo all'interno di un'istituzione chiave per la stabilità del paese, mentre le mosse statunitensi aggiungono un ulteriore e pericoloso livello di complessità a una crisi che ormai travalica i confini nazionali.




