Stefanini, sfogo social contro l'Anti-Doping: "È normale un controllo di questo tipo?"
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Redazione Sport
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Lucrezia Stefanini ha affidato ai social la sua denuncia contro le modalità di un controllo antidoping subito durante gli US Open. La tennista azzurra, protagonista nell'ultima edizione dello Slam newyorkese dove si è spinta fino al secondo turno, ha pubblicato alcune storie sul proprio profilo Instagram mostrando un evidente ematoma comparso sul braccio in seguito al prelievo.
Il racconto social della tennista
"Una settimana fa, agli US Open, durante un controllo antidoping, l'addetta non è riuscita a trovare la vena e, invece che cambiare approccio, ha continuato a muovere l'ago all'interno del braccio nel tentativo di trovarla", ha spiegato la giocatrice toscana. "Il risultato? Questo bellissimo ematoma che, a distanza di una settimana, è ancora qui". Nel post, Stefanini ha documentato l'evoluzione del livido giorno per giorno, sottolineando come il dolore persista anche nelle attività quotidiane.
Da qui la domanda rivolta ai suoi follower e, implicitamente, agli organismi competenti: "Mi chiedo: è normale che un controllo antidoping venga effettuato in questo modo? E soprattutto, è lo stesso trattamento riservato a tutte le giocatrici?". La tennista ha poi taggato la Wta nel messaggio.
Il percorso agli US Open
L'esperienza newyorkese di Stefanini era iniziata dalle qualificazioni, un percorso che l'aveva portata per la prima volta nel tabellone principale dello Slam americano. All'esordio aveva battuto l'ucraina Dayana Yastremska in tre set, guadagnandosi così il derby italiano al secondo turno contro Jasmine Paolini. È stata quest'ultima ad aggiudicarsi il match in due set, con il punteggio di 6-4, 6-1, chiudendo il cammino della tennista toscana nel torneo. Proprio al termine di questa esperienza sarebbe avvenuto il controllo contestato.
Le conseguenze e il forfait in Colombia
L'ematoma riportato da Stefanini non è rimasto un semplice disagio passeggero. Secondo quanto emerso, la tennista è stata costretta a rinunciare al WTA 125 di Barranquilla, in Colombia, dove aveva programmato di scendere in campo. Un forfait che aggiunge un ulteriore elemento alla vicenda, legando le conseguenze del prelievo non solo al dolore quotidiano ma anche alla programmazione agonistica della giocatrice.
Come funzionano i controlli antidoping nel tennis
Le procedure di prelievo ematico nel tennis seguono standard internazionali definiti dalla World Anti-Doping Agency. L'International Standard for Testing and Investigations stabilisce requisiti obbligatori per la pianificazione dei test, la notifica agli atleti, la preparazione e l'esecuzione della raccolta dei campioni.
Con l'entrata in vigore della versione aggiornata dello standard il 1° aprile 2026, il tempo di attesa per gli atleti che forniscono un campione di sangue per il modulo ematologico del Passaporto Biologico dell'Atleta dopo un'attività fisica è stato ridotto da due ore a 60 minuti, un cambiamento introdotto per migliorare le condizioni sia per gli sportivi sia per le autorità incaricate della raccolta.
La norma specifica che se l'atleta si è allenato o ha gareggiato meno di 60 minuti prima della notifica, il personale addetto deve mantenere l'atleta sotto osservazione diretta fino al trascorrere di tale periodo, includendo almeno dieci minuti in posizione seduta eretta con i piedi a terra.
Le difficoltà raccontate dagli altri tennisti
La questione delle procedure antidoping nel circuito professionistico era già stata al centro di dichiarazioni da parte di altri giocatori italiani. Matteo Berrettini, in un'intervista al podcast Tintoria, aveva descritto le complessità logistiche che gli atleti devono affrontare: l'obbligo di indicare costantemente attraverso un'applicazione il luogo in cui dormono, con uno slot di un'ora in cui rendersi reperibili, e la necessità di segnalare anche sistemazioni insolite come tende o barche ormeggiate.
Il tennista romano aveva anche menzionato le conseguenze del mancato reperimento, con un sistema di avvertimenti che possono portare alla sospensione in caso di tre violazioni nell'arco di un anno. Sul piano strettamente procedurale, aveva poi raccontato come il personale addetto debba assistere direttamente all'atto della minzione per garantire l'autenticità del campione.
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