Omicidio Rroku, arrestati la moglie e il compagno: il delitto premeditato tre mesi dopo il ritrovamento
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Redazione Interno
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Il corpo di Mikel Rroku, 55enne di origine albanese da anni residente in Italia, fu trovato il 6 luglio scorso nell'appartamento di via Verolengo, nel quartiere Le Vallette di Torino. A dare l'allarme erano stati i vicini, insospettiti da un odore nauseante che proveniva dall'abitazione. Quando i carabinieri della stazione Vallette entrarono insieme ai vigili del fuoco, il cadavere era in avanzato stato di decomposizione.
Le prime analisi del medico legale evidenziarono una ferita alla scatola cranica compatibile con un colpo sferrato con un corpo contundente, elemento poi confermato dall'autopsia: Rroku era stato ucciso a martellate.
L'indagine e la svolta
La competenza passò al Nucleo Investigativo del comando provinciale, coordinato dalla pm Lea Lamonaca, che ha ricostruito l'intera vicenda. Il delitto risalirebbe al 30 giugno, quando la vittima fu colpita più volte alla testa all'interno della sua abitazione. L'arma non è stata ritrovata, così come i due telefoni cellulari di Rroku. L'esame delle celle telefoniche ha permesso di collocare i due indagati nell'alloggio intorno a mezzogiorno, in una fascia oraria compatibile con la morte.
L'autopsia e l'analisi delle tracce di sangue hanno delineato un quadro compatibile con un'azione condotta con notevole efferatezza: la vittima sarebbe stata colpita una prima volta alle spalle e l'aggressione sarebbe proseguita anche quando l'uomo era ormai esanime.
Il movente e la pianificazione
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il movente sarebbe da ricondurre alla volontà della moglie di subentrare nell'assegnazione della casa popolare intestata al marito, per andarci a vivere con il nuovo compagno. La coppia, entrambi disoccupati, si era conosciuta nell'aprile scorso in una casa di cura di San Maurizio Canavese, dove erano entrambi ricoverati. In primavera sarebbe nata la relazione e dal mese di maggio avrebbero iniziato a pianificare l'omicidio.
Tra le ipotesi valutate c'erano l'accoltellamento e l'avvelenamento: in una circostanza l'uomo si sarebbe presentato a Torino armato di coltello e tirapugni, ma il blitz non era andato a buon fine perché non era riuscito a individuare con precisione l'abitazione della vittima. Per l'ipotesi dell'avvelenamento, la coppia aveva anche interrogato un sistema di intelligenza artificiale chiedendo quanti millilitri di metadone fossero necessari per uccidere un uomo di 120 chili.
Le intercettazioni e l'analisi dei telefoni hanno restituito anche messaggi in cui la donna scriveva a un'amica di voler uccidere il marito, che non sopportava più.
Gli arresti e il piano di fuga
Martedì 6 ottobre i carabinieri del comando provinciale hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Laura Bordello, 45 anni, moglie della vittima, e di Duccio Fragiacomo, 52 anni, nuovo compagno della donna. Entrambi sono indagati per omicidio premeditato e aggravato. Il giudice per le indagini preliminari ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza, sottolineando la particolare efferatezza del fatto e il concreto pericolo di fuga.
Quando hanno compreso di essere nel mirino degli investigatori, i due avrebbero iniziato a progettare la fuga verso Paesi del Nord America sprovvisti di accordi di estradizione con l'Italia, consultando anche portali specializzati nelle pratiche di immigrazione. Il piano è stato interrotto dagli arresti eseguiti all'alba di martedì. L'uomo di Pavone Canavese, appassionato di moto e da tempo non visto in paese, avrebbe negato ogni coinvolgimento durante l'interrogatorio.
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