Milano, l’inchiesta che scuote Palazzo Marino parte da un cortile di Città Studi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il terremoto giudiziario che ha travolto i vertici dell’amministrazione milanese affonda le radici in un piccolo cortile di Città Studi, dove sorgeva un edificio di tre piani e una villetta, poi abbattuti per far posto a un palazzo di sette. Quello che i residenti denunciavano come un abuso edilizio, il “Hidden garden” di piazza Aspromonte, è diventato il simbolo di un sistema che – secondo l’accusa – avrebbe svenduto la pianificazione urbana "ai migliori offerenti". La Procura, dopo aver analizzato normative e procedure, ha chiesto e ottenuto il sequestro dell’immobile, aprendo una voragine sotto Palazzo Marino.

Nel mirino degli investigatori c’è un meccanismo che, stando alle ricostruzioni del gip Mattia Fiorentini, avrebbe trasformato l’urbanistica in una "spartizione" tra privati e pubblici ufficiali, con deroghe concesse in cambio di favori. "La pianificazione del territorio – si legge nell’ordinanza – era subappaltata agli speculatori". Sei arresti sono già stati eseguiti, mentre le difese si preparano a presentare ricorso al Tribunale del Riesame, contestando un impianto accusatorio che il giudice ha però ritenuto solido.

Quella che emerge dai fascicoli è l’eredità di un trentennio segnato dalla "cancellazione dell’urbanistica", iniziato negli anni Novanta con norme che privilegiavano gli interessi dei singoli proprietari a scapito della collettività. Una deriva mascherata da slogan sulla necessità di "semplificare", accelerare i tempi, adeguarsi alle esigenze del mercato. Oggi, a pagarne le conseguenze, sono anche decine di famiglie milanesi che hanno investito i propri risparmi in immobili ora bloccati dai sequestri.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.