Zelensky, nel giorno dell'indipendenza, chiede truppe straniere per il dopo-guerra
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Redazione Esteri
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Nel corso delle celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, ottenuta nel 1991, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito con forza la necessità di giungere a una «pace giusta», rifiutando qualsiasi ipotesi che preveda di «concedere la nostra terra». Affiancato dal primo ministro canadese Carney, ha inoltre sollevato nuovamente la questione dello schieramento di forze occidentali nel paese al termine del conflitto, una richiesta che, com’è prevedibile, ha generato un immediato gelo da parte di Mosca.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, da parte sua, ha categoricamente smentito che un eventuale incontro tra Putin e Zelensky sia stato discusso durante i recenti colloqui in Alaska, lasciando intendere che le distanze diplomatiche rimangono incolmabili. La posizione ucraina, d’altronde, appare sempre più intransigente su questo punto, mentre prosegue senza sosta l’impiego di armamenti per colpire obiettivi in profondità dentro il territorio russo, operazione per la quale – come specificato dallo stesso Zelensky – Kiev non ritiene di doversi consultare con Washington.
A complicare ulteriormente il quadro geopolitico, arriva un messaggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ripreso e pubblicato su X dallo stesso Zelensky, nel quale si invoca la fine di quella che viene definita una «carneficina senza senso». Trump, esprimendo il sostegno americano per un accordo negoziale che garantisca una pace duratura, ha lanciato un appello affinché si ponga fine allo spargimento di sangue, pur salvaguardando la sovranità e la dignità dell’Ucraina.




