Superbonus, la beffa: a rischio anche i singoli condòmini per le irregolarità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L'eredità più duratura del Superbonus non sarà l'efficientamento energetico del patrimonio edilizio, bensì la lunga stagione di accertamenti fiscali che, dopo aver coinvolto imprese e professionisti, si sta ora progressivamente spostando sui singoli condomini. Le agevolazioni, che hanno rappresentato un potente volano per il settore delle costruzioni, si stanno infatti rivelando per molti un boomerang, poiché le verifiche dell'Agenzia delle Entrate stanno portando alla luce difformità che potrebbero tradursi nella perdita dei benefici già acquisiti e in onerosi recuperi. La questione, che coinvolge migliaia di cittadini, rischia di trasformare un'opportunità di rilancio in un pesante contenzioso, i cui costi, materiali e legali, potrebbero ricadere proprio su coloro che si erano affidati alle promesse della norma.

Le lacune tecniche sotto la lente

La fase ispettiva, che non accenna a esaurirsi nonostante la chiusura del meccanismo incentivante, sta focalizzando la propria attenzione su alcuni snodi tecnici cruciali per la concessione dei crediti. In particolare, si riscontrano frequentemente asseverazioni carenti, non conformi alle prescrizioni di legge, e irregolarità nella compilazione degli stati di avanzamento lavori, i cosiddetti SAL, documenti fondamentali per attestare l'effettivo svolgimento degli interventi. A queste si sommano poi le incongruenze riguardanti la qualità o la quantità dei materiali dichiarati, tutte difformità che, se accertate, possono inficiare l'intero processo che ha portato all'ottenimento dello sgravio, rendendolo nullo.

La buona fade non basta più

Il punto dolente, quello che sta alimentando un crescente allarme sociale, risiede proprio nel fatto che le sanzioni potrebbero colpire indistintamente tutti i soggetti coinvolti nella procedura, compresi i singoli proprietari di unità immobiliari in condominio. Molti di loro, spinti dal desiderio di migliorare l'efficienza dei propri edifici e confidando nella trasparenza dei professionisti incaricati, hanno votato in assemblea a favore degli interventi senza sospettare che, a distanza di tempo, potessero essere chiamati a rispondere di irregolarità tecniche di cui erano totalmente all'oscuro. La normativa, infatti, non sembra fare distinzioni in merito alla consapevolezza delle singole persone, concentrandosi sull'oggettiva sussistenza dei requisiti.

Il contenzioso che verrà

Ciò che si prospetta, pertanto, è un intricato reticolo di cause legali, dove i condòmini, chiamati a restituire somme ingenti, a loro volta agiranno in rivalsa contro amministratori, imprese e tecnici, in un circuito di responsabilità che impegnerà i tribunali per anni. Questo scenario, del tutto opposto alle intenzioni originarie del legislatore, rischia di paralizzare ulteriormente il mercato e di creare un clima di diffidenza verso qualsiasi forma di incentivo pubblico. La vicenda, per certi versi, ricorda altre inchieste giudiziarie su grandi appalti pubblici, dove l'accertamento delle responsabilità diventa un processo lunghissimo che coinvolge una molteplicità di attori, ciascuno chiamato a difendere la propria posizione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.