L'Italia migliora l'efficienza energetica, gli edifici consumano meno
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Redazione Economia
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I dati, che provengono dal VI Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici, redatto congiuntamente da Enea e dal Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente, dipingono un quadro di progresso tangibile, sebbene non ancora uniforme. Le abitazioni che si attestano sulle classi più virtuose, dalla A4 alla B, hanno ormai raggiunto un quinto del totale, un traguardo significativo che testimonia gli sforzi compiuti; quelle meno performanti, contraddistinte dalle lettere F e G, sono invece scese al 45,3%, registrando un calo di oltre due punti percentuali rispetto all'anno precedente. Questo lento ma costante cambiamento, del quale si colgono i frutti soprattutto nel settore residenziale, sta progressivamente alterando il volto energetico del paese, il quale, nonostante le persistenti criticità, inizia a muoversi con maggiore decisione verso modelli di consumo più razionali e sostenibili.
I risparmi energetici nazionali e il ruolo degli incentivi
A confermare questa tendenza positiva giungono, peraltro, i risultati del 14° Rapporto ENEA sull'efficienza energetica, il quale ha calcolato per il 2024 un risparmio energetico complessivo pari a 4,5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio annue. Una cifra imponente, che corrisponde all'energia consumata da oltre quattro milioni di famiglie e che si avvicina, coprendone circa il novanta per cento, all'obiettivo intermedio stabilito dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima. Tale successo, che va ben al di là del semplice dato sul petrolio risparmiato, è stato in larga parte trainato dai bonus edilizi e da una serie di incentivi pubblici, i quali hanno saputo stimolare un importante processo di riqualificazione del patrimonio immobiliare, spingendo molti a investire in interventi di efficientamento.
Il settore non residenziale e la sfida della transizione
Anche il comparto non residenziale, d'altro canto, mostra segnali di miglioramento, seppur con dinamiche proprie e differenti tempistiche. In questo ambito, infatti, gli immobili classificati nelle fasce di eccellenza A4-B hanno raggiunto la stessa quota del residenziale, attestandosi al 20%, mentre la percentuale di quelli meno efficienti si è ridotta fino al 30,9%. Questi numeri, se letti nel loro insieme, rivelano l'esistenza di una vera e propria rivoluzione silenziosa in atto, un cambiamento culturale profondo che mette al centro il risparmio e l'intelligenza dei consumi; una trasformazione, questa, che sta lentamente portando a una maggiore giustizia territoriale e a una nuova consapevolezza, la cui principale sfida sarà quella di consolidarsi e diventare permanente, superando la fase degli aiuti statali.
Le prospettive e il percorso ancora da compiere
Il percorso intrapreso, sebbene incoraggiante, richiede tuttavia un ulteriore salto di qualità, sia nelle politiche di settore che nella partecipazione collettiva, per consolidare i risultati ottenuti e affrontare le prossime tappe della transizione verde. I miglioramenti nelle prestazioni energetiche degli edifici, i quali rappresentano un tassello fondamentale per la riduzione delle emissioni inquinanti, dimostrano che la strada imboccata è quella giusta, ma al contempo evidenziano la necessità di non abbassare la guardia. La qualità energetica del patrimonio edilizio, migliorando, crea infatti le condizioni per un risparmio duraturo e per una minore dipendenza dalle fonti tradizionali, un obiettivo strategico per il sistema paese, il quale deve ora lavorare per rendere strutturale questo processo virtuoso.




