La Nato studia risposte più aggressive agli attacchi ibridi della Russia, parla l'ammiraglio Cavo Dragone
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, a capo del Comitato militare dell'Alleanza Atlantica, ha dichiarato al Financial Times che la Nato sta valutando di adottare una postura notevolmente più aggressiva per contrastare la lunga serie di azioni ostili attribuite alla Russia. Queste, che gli analisti definiscono ormai da anni come "guerra ibrida", includono – in maniera sistematica – attacchi informatici a infrastrutture critiche, operazioni di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo degli stati membri. Cavo Dragone, riferendosi specificamente al dominio cyber, ha affermato: "Stiamo studiando tutto sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando".
Il cambio di paradigma nella deterrenza
Queste parole, che hanno immediatamente innescato un acceso dibattito tra gli esperti di strategia, segnalano un potenziale cambio di paradigma nella dottrina difensiva dell'Alleanza. La prospettiva, considerata fino a poco tempo fa un confine invalicabile, prevede infatti la possibilità di risposte che potrebbero configurarsi come preventive, andando cioè a colpire le fonti delle minacce ibride prima che queste si concretizzino in danni effettivi. Un simile approccio, del quale non sono stati divulgati i dettagli operativi, mira chiaramente a erodere il vantaggio che Mosca ha finora sfruttato, operando in quella zona grigia al di sotto della soglia del conflitto armato tradizionale.
Il contesto delle dichiarazioni
Le dichiarazioni dell'ammiraglio italiano – le quali, è bene sottolinearlo, rappresentano una posizione tecnico-militare e non politica – giungono in un momento di particolare frizione internazionale, nonostante alcuni segnali diplomatici contrastanti emessi da altre figure dell'Alleanza. Esse riflettono una frustrazione crescente per una strategia difensiva percepita come troppo passiva di fronte a campagne destabilizzanti, alcune delle quali hanno targettato oleodotti, reti elettriche e sistemi satellitari in Europa. Molti di questi episodi, come dimostrano varie inchieste giudiziarie portate avanti in diversi paesi, presentano il marchio di gruppi legati ai servizi di intelligence russi.
Le reazioni e le implicazioni
La reazione di Mosca non si è fatta attendere, definendo le parole di Cavo Dragone come "irresponsabili" e una palese escalation verbale. Tuttavia, al di là delle contrapposizioni dialettiche, l'ipotesi di risposte proattive solleva questioni complesse di diritto internazionale e di equilibrio strategico, spingendo gli stati membri a un esame approfondito dei rischi e delle opportunità. L'evoluzione della discussione all'interno del Consiglio Nord Atlantico sarà cruciale per determinare se, e in quale forma, questo nuovo orientamento più marziale troverà una traduzione concreta nei piani operativi dell'Alleanza.




