Dacia cambia marcia: stop agli ordini della Spring, in arrivo la Evader e un Duster per l’India
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il momento che sta attraversando la Dacia, marchio ormai sinonimo di automobile accessibile e senza fronzoli, è di quelli che potremmo definire di transizione, se non di vera e propria trasformazione. Da un lato, infatti, arriva la conferma di un addio che lascerà più di un appassionato con l’amaro in bocca; dall’altro, si delinea con sempre maggior chiarezza il futuro dell’elettrica accessibile, mentre il suo modello più iconico, il Duster, intraprende un percorso inedito lontano dai confini europei. Sono movimenti strategici, quelli della casa rumena, che meritano di essere analizzati nel dettaglio, partendo proprio dalla notizia che ha colto di sorpresa il mercato italiano: la progressiva e ormai irreversibile chiusura degli ordini della Dacia Spring.
La citycar che ha democratizzato la mobilità a zero emissioni, regalando a molti l’opportunità di avvicinarsi al mondo dell’elettrico senza dover per forza spendere una fortuna, si avvia dunque verso il tramonto sul nostro territorio. Non si tratta, è bene precisarlo, di un ritiro dovuto a scarse vendite o a problemi di affidabilità; anzi, la nuova Spring 2026, quella che abbiamo avuto modo di vedere e che monta il motore da 100 CV, rappresenta un deciso passo in avanti rispetto al passato. La Casa, intervenendo non solo sull’apparato motore ma anche sul telaio — con una nuova batteria al litio-ferro-fosfato da 24,3 kWh e l’introduzione di una barra stabilizzatrice all’anteriore — ha di fatto corretto quello che era il principale limite del modello, ossia un comportamento dinamico che fuori dal contesto cittadino appariva sempre un po' in affanno. Oggi la Spring, l’abbiamo constatato di persona, si muove con maggior disinvoltura anche sulle extraurbane, regalando una sicurezza prima sconosciuta. Eppure, nonostante questi evidenti progressi tecnici, gli ordini sono chiusi. Sul configuratore ufficiale, ormai, quel che resta sono solo alcune unità in pronta consegna, per lo più nella versione top di gamma, senza alcuna possibilità di personalizzazione. Una scelta che, a ben vedere, risponde a una logica di riposizionamento industriale piuttosto che a una debolezza del prodotto in sé. L’obiettivo, pare di capire, è quello di concentrare le risorse e preparare il terreno per una nuova era della mobilità elettrica del marchio, quella che vedrà come protagonista un modello finora avvolto nel mistero ma che ora inizia a prendere forma: la Dacia Evader.
Evader, la nuova frontiera dell’elettrica low cost
Il nome, per ora, è ancora quello di progetto, ma i piani per il futuro sono già ben definiti. La Dacia Evader, attesa nel corso del 2026 con una possibile presentazione ufficiale al Salone di Parigi in autunno, rappresenta il secondo capitolo della strategia elettrica del brand. E lo fa con una filosofia in parte diversa rispetto alla Spring che conosciamo. Innanzitutto, non si tratterà di una semplice erede, almeno non in una prima fase: i documenti che abbiamo potuto visionare parlano chiaramente di una convivenza iniziale tra i due modelli. La Spring, insomma, esaurirà le sue scorte e gli ordini già in essere, mentre la Evader arriverà sugli stessi segmenti di mercato ma con una personalità differente. Realizzata sulla base meccanica della nuova Renault Twingo, questa city car si presenterà con un'impostazione estetica da piccolo crossover urbano, andando a cercare quella robustezza e quella linea da mini-Suv che tanto piacciono al pubblico contemporaneo. Le dimensioni, si parla di una lunghezza compresa tra i 3,6 e i 3,8 metri, la renderanno comunque estremamente agile nel traffico cittadino, ma l’obiettivo è offrire un prodotto percepito come più maturo e sostanzioso rispetto alla progenitrice.
Il prezzo, ed è qui che sta la vera notizia, dovrebbe attestarsi su una cifra di partenza di circa 18.000 euro. Una somma, questa, che pur rappresentando un incremento rispetto ai valori d’attacco della Spring, mantiene la Evader in una posizione di assoluto privilegio nel panorama delle elettriche in commercio. Una posizione che, coniugata a un'autonomia stimata intorno ai 250 chilometri, punta a intercettare una fetta di pubblico più ampia, quella di chi cerca la seconda auto per la famiglia o il mezzo ideale per gli spostamenti casa-lavoro e l’università dei figli, senza dover scendere a compromessi troppo drastici in termini di spazio e comfort. La piattaforma condivisa con la Twingo, inoltre, garantisce economie di scala e una base tecnica già collaudata, elementi che in Dacia conoscono bene e che sanno sfruttare al meglio per mantenere i listini il più possibile concorrenziali. Ma mentre in Europa si prepara questo avvicendamento nel segmento delle citycar a batteria, dall’altra parte del mondo il Duster, il vero cavallo di battaglia della marca, si appresta a vivere una seconda giovinezza in una veste del tutto inedita.
Il Duster diventa globale, ma l’Italia lo vede solo da lontano
Se la Evader è il futuro prossimo della mobilità urbana elettrica, il Duster rappresenta la colonna portante del successo planetario di Dacia. E proprio per consolidare questo successo, specialmente in mercati in forte espansione come quello indiano, il marchio ha deciso di svelare una versione profondamente rinnovata del suo Suv, una versione che però, ed è opportuno sottolinearlo, non arriverà mai in Europa. Il nuovo Renault Duster — perché in India, così come in Sudafrica e nei paesi del Golfo, il veicolo sarà venduto con il marchio della casa madre francese — è stato interamente ridisegnato per rispondere ai gusti e alle esigenze di quei contesti. Il linguaggio estetico, pur mantenendo quella robustezza che è il tratto distintivo del modello, si fa più elaborato, con una calandra trapezoidale impreziosita da inserti cromati e una firma luminosa a Led che lo avvicina molto di più al family feeling della Renault che non alla semplicità funzionale della Dacia europea.
Sotto la pelle, questa nuova generazione del Duster indiano adotta soluzioni tecniche aggiornate, condividendo la piattaforma con altri modelli del gruppo pensati per i mercati emergenti. E se da noi, per il Model Year 2026, il Duster si limita ad aggiornare la gamma motori con l’arrivo di nuove versioni ibride — come il mild hybrid 140 e il full hybrid 155 — che ne migliorano l’efficienza senza stravolgerne la formula, in India il discorso è completamente diverso. Lì il veicolo viene riprogettato in profondità, con interni più tecnologici e un’offerta di motori che include anche un propulsore full hybrid da 160 cavalli, pensato per affrontare le sfide della mobilità contemporanea nei grandi centri urbani in crescita. La produzione avverrà nello stabilimento di Chennai, un sito industriale di primaria importanza per il gruppo, a dimostrazione di quanto il mercato indiano sia considerato strategico per il futuro. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la ricetta rimane invece quella tradizionale: un Suv semplice, onesto, dal prezzo accessibile e con un design che privilegia la funzionalità alla moda, capace ancora oggi di far sognare chi cerca un’auto senza pretese ma concreta. Due strategie, insomma, parallele e distinte, che raccontano di un marchio ormai maturo, capace di giocare su più tavoli con prodotti cuciti addosso ai diversi palati.




