Il dualismo Ferrari: conti in ordine e un futuro (V8) da decifrare tra i listini
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Redazione Economia
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Mentre il cronometro della Formula 1 scandisce i secondi di una stagione iniziata con podi ma senza vittorie, la casa di Maranello gioca una partita ben più complessa sulle due ruote del mercato e della tecnica. Piazza Affari ha offerto nelle ultime sessioni un quadro volutamente contraddittorio per il Titolo del Cavallino: se da un lato si registra un acquisto vivace – con un rialzo che in certi momenti ha toccato punte significative come il 4,33% o il 2,22% a seconda delle finestre di osservazione – dall’altro l’analisi tecnica suggerisce una cautela quasi obbligata. La forza relativa del titolo, specialmente se paragonata all’inerzia del FTSE MIB, mostra un cedimento di fondo: il potenziale allungo verso la resistenza stimata a 296,6 Euro si scontra con la pressione ribassista che spinge il prezzo verso il supporto, individuato dagli analisti attorno a quota 282,7 Euro. In altre parole, la tendenza a una settimana appare più fiacca rispetto al mercato, un’anomalia che, in un contesto di normalità, potrebbe innescare quella classica opportunità di vendita che i grandi investitori aspettano per alleggerire la posizione. È un equilibrio instabile, quello tra la solidità operativa e la percezione speculativa, dove la solidità vera – quella dei numeri – rischia di essere offuscata dalle tensioni geopolitiche (come la crisi in Medio Oriente) e dalle incertezze regolatorie che attanagliano l’automotive di lusso.
La fabbrica del consenso: utili, crisi e la “normalità” secondo Vigna
Nonostante la volatilità del titolo, i conti del primo trimestre del 2026 raccontano una storia di resilienza quasi ostinata. Durante la conference call con gli analisti e gli azionisti, tenutasi all’inizio della settimana, l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha dipinto il ritratto di un’azienda che, pur con consegne in leggero calo volumetrico (3.436 unità), è riuscita a incrementare i ricavi e, soprattutto, la redditività. Il segreto, come si legge nel report, risiede nella “qualità” del mix venduto: più personalizzazioni, modelli di fascia alta come la famiglia 12Cilindri e una distribuzione geografica “flessibile” che ha permesso di assorbire il colpo della crisi in Medio Oriente spostando le consegne altrove. Il fatturato netto ha raggiunto 1,85 miliardi di euro, con un utile netto di 413 milioni, mentre il margine EBITDA si è attestato su livelli da record del settore, sfiorando il 39,1%. Vigna ha commentato lo scenario globale con una frase destinata a restare (“la normalità è anormale”), sottolineando come l’azienda navighi a vista in un mare di incertezze logistiche e dazi (sebbene quelli minacciati dall’amministrazione guidata da Trump, ormai insediato da piu di un anno a Washington, non abbiano ancora avuto un’applicazione definitiva). Ma è forse nel comparto racing che si cela la sorpresa più gustosa: i ricavi legati alle competizioni sono aumentati, alimentati dalla crescita delle sponsorizzazioni e, in modo particolare, dal “contributo positivo derivante dalla fornitura di motori ad altre scuderie di F1” – un business silenzioso ma redditizio che rende il Cavallino un fornitore (e non solo un competitor) nel circus.
Il rombo del futuro: il motore V8 divide il paddock e la finanza
Proprio sul futuro tecnico della F1 si è giocato il secondo tempo della discussione finanziaria. Il presidente della FIA ha riaperto il dibattito su un possibile ritorno ai motori V8 (abbandonati nel 2013 per le power unit ibride V6), ipotizzando un cambio di rotta regolamentare forse già entro il 2030. La notizia ha fatto il giro del mondo, e Vigna ha dovuto chiarire la posizione di Maranello. “Le discussioni con la FIA vanno avanti da un po’”, ha ammesso il manager, rivelando che i vertici della categoria stanno valutando questa inversione di tendenza per semplificare le power unit e abbassare i costi, magari utilizzando carburanti sintetici. Tuttavia, nel tentativo di spegnere le ansie degli azionisti (più attenti alle strategie sulle auto stradali che al rumore dei motori da corsa), Vigna ha precisato che un eventuale V8 non avrebbe “implicazioni sulle vetture stradali e neppure sulle nostre strategie”. Ferrari, insomma, rimane convinta della “propulsione a tre motori” (termico, ibrido, elettrico) – un riferimento alla prossima supercar “Ferrari Luce” – ma si siede al tavolo delle trattative con la Federazione per non farsi trovare impreparata. È un balletto diplomatico che, se da una parte incuriosisce gli appassionati, dall’altra aggiunge un ulteriore elemento di complessità per i gestori di portafoglio, i quali mal sopportano le variabili tecniche quando devono valutare l’esposizione al rischio del titolo.
La disamina tecnica: resistenze, supporti e il peso dei “motori” a spese altrui
Se si guarda al grafico azionario, l’incertezza messa in campo dalle dichiarazioni sulla F1 si somma a un quadro grafico già di per sé fragile. La riduzione della forza relativa rispetto all’indice FTSE MIB indica che, al momento, il mercato sta scontando qualcosa di più di una semplice trimestrale positiva: forse proprio i timori legati a un rallentamento della domanda nei mercati chiave, o le difficoltà logistiche che hanno costretto l’azienda a rivedere le allocazioni geografiche. Il superamento della soglia dei 296,6 Euro rappresenterebbe un segnale di inversioni di tendenza, ma finché il prezzo oscillerà al di sotto di quella linea di resistenza, prevarrà l’ipotesi di un’ulteriore flessione verso il fondo stimato a 282,7 Euro. Paradossalmente, la voce più solida emersa dalla conference call non riguarda né le auto stradali né i motori da corsa, ma il ramo “fornitura” di power unit ad altre scuderie. Quel contributo, definito “positivo” dal CFO Picca Piccon, non solo allegerisce i costi di sviluppo del reparto corse, ma garantisce un flusso di cassa accessorio che rende la holding meno dipendente dalle consegne trimestrali di vetture. Un meccanismo, questo, che pochi altri luxury brand nel mondo possono vantare: guadagnare mentre i propri motori spingono le macchine degli avversari. E mentre gli azionisti aspettano di vedere se il rinnovato interesse per i V8 si tradurrà in un nuovo capitolo del regolamento F1, il titolo resta sospeso a metà del guado, in attesa che il “rallentamento” della tendenza attuale si trasformi in una correzione decisa o, al contrario, in un nuovo trampolino di lancio.




