La crisi del riciclo della plastica in Puglia tra incendi e ritardi: il piano della Regione per scongiurare il blocco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La filiera del riciclo della plastica in Puglia attraversa una fase di notevole tensione. Sebbene la situazione non sia ancora definibile come emergenza conclamata, il rischio concreto che la raccolta differenziata possa subire battute d'arresto, specie nella parte meridionale della regione, è un'eventualità che tiene banco nei tavoli tecnici e istituzionali. Diversi comuni, infatti, hanno già dovuto sospendere il servizio di ritiro, mentre altri si trovano in una condizione di sofferenza operativa, con cumuli di materiale che iniziano a preoccupare amministratori e cittadini.

Al centro di questa criticità vi è l'enorme mole di imballaggi in plastica che giornalmente viene conferita, un flusso che rischia di trovare sempre meno sbocchi a causa di un sistema industriale a valle che mostra evidenti segni di cedimento strutturale, come dimostrano gli episodi di cronaca che hanno interessato diversi stabilimenti nazionali.

La mappa della crisi: le nuove aree di stoccaggio di Corepla

Per far fronte a un'eventuale paralisi del sistema, il Corepla, ovvero il consorzio nazionale che si occupa del ritiro e del recupero degli imballaggi in plastica, ha già tracciato un piano di emergenza che prevede l'individuazione di due aree strategiche in Puglia dove poter conferire i rifiuti qualora la situazione dovesse precipitare ulteriormente. Si tratta di Manfredonia e Galatina, quest'ultima tra i comuni che stanno vivendo le maggiori difficoltà nella gestione ordinaria dei rifiuti.

La scelta di queste due località non è casuale, bensì risponde a una logica logistica che mira a ridurre le distanze di trasporto e a garantire una continuità nel servizio, evitando che la spazzatura si accumuli per strada. Il problema, tuttavia, non riguarda solo la Puglia, ma si inserisce in un contesto nazionale allarmante, come testimoniano i numerosi roghi che hanno colpito gli impianti di riciclo da nord a sud della penisola.

Un'estate di fuoco per gli impianti di riciclo

L'allarme lanciato dagli operatori del settore trova purtroppo conferma nei dati relativi agli incendi che, tra il primo giugno e il trentuno luglio del 2026, hanno interessato ben ventisette impianti riconducibili al riciclo delle plastiche. Un vero e proprio stillicidio di roghi che ha colpito in maniera trasversale il Paese, dalla Toscana alla Sicilia, passando per il Veneto, la Lombardia, la Campania, il Piemonte, la Sardegna e il Friuli-Venezia Giulia.

Non si è trattato solo di incidenti fortuiti o di autocombustioni; alcuni di questi episodi, come quello avvenuto a Sarno presso l'impianto della Termoplast, presentano chiari e inequivocabili segni di natura dolosa, un aspetto che getta un'ombra inquietante sulle dinamiche del mercato del riciclo. Questi atti vandalici, lungi dall'essere eventi isolati, rappresentano un attacco diretto a un'economia che fatica a decollare e che si trova schiacciata tra i costi elevati di gestione e la concorrenza sleale di chi preferisce smaltire i rifiuti in maniera illecita.

Il cortocircuito dell'economia circolare

Separare correttamente una bottiglia in PET o una vaschetta dello yogurt e gettarle nell'apposito contenitore per la plastica è solo il primo, seppur fondamentale, passo di un processo molto più complesso. Perché il riciclo possa dirsi realmente funzionante, è necessaria l'intera filiera industriale che si occupa di raccogliere, selezionare, trasformare e rivendere quel materiale sotto forma di nuovo prodotto.

Se anche solo uno di questi anelli della catena si inceppa, l'intero sistema va in sofferenza, generando un effetto domino che si ripercuote sui bilanci dei comuni e sulla qualità della vita dei cittadini. È il cosiddetto cortocircuito dell'economia circolare, un fenomeno che Unirima, l'associazione che riunisce le imprese del settore, ha più volte denunciato.

La troppa plastica immessa sul mercato, unita a un numero insufficiente di ritiri da parte dei consorzi e a una capacità di trasformazione limitata, crea uno squilibrio che rende il sistema fragile e vulnerabile a fattori esterni come l'aumento del costo dell'energia o la fluttuazione del prezzo delle materie prime seconde.

La Regione Puglia convoca il tavolo di coordinamento

Di fronte a questo scenario, la Regione Puglia ha deciso di scendere in campo, sebbene le competenze in materia di gestione dei rifiuti siano principalmente in capo ai singoli comuni e agli ambiti territoriali ottimali. L'assessore all'Ambiente, Debora Ciliento, ha promosso un doppio tavolo di coordinamento che ha coinvolto tutti gli attori della filiera, dai rappresentanti del Corepla ai gestori degli impianti di trattamento, fino ai funzionari degli enti locali. L'obiettivo dichiarato è quello di prevenire il rischio di un'emergenza rifiuti, lavorando su soluzioni concrete e condivise.

Al termine di questi incontri, dalla Regione è arrivata una rassicurazione importante: allo stato attuale non si registrano blocchi totali alla raccolta differenziata della plastica e non si segnalano cumuli di rifiuti abbandonati per strada. Tuttavia, lo stesso Corepla ha ammesso che i ritiri risultano essere solo rallentati presso i due impianti di selezione e compostaggio (CSS) presenti in Puglia, motivo per cui si sta lavorando per individuare nuove piattaforme di stoccaggio temporaneo che possano fungere da cuscinetto in attesa che la situazione si normalizzi.

La ricerca di questi spazi alternativi, al momento, rappresenta la priorità assoluta per scongiurare il peggioramento di una congiuntura che, per quanto critica, rimane ancora sotto controllo.

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