La figuraccia europea del basket Trapanese, che finisce con l'esclusione dalla Champions
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Redazione Sport
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La parabola della Trapani Shark nel basket di vertice si è conclusa, almeno sul piano continentale, in modo clamoroso e desolante, con una farsa sportiva durata poco meno di sette minuti sul parquet bulgaro di Samokov. La società, la cui crisi societaria era ormai palese e documentata da una diaspora di giocatori ceduti a vari club europei e dalle dimissioni del proprio allenatore, si presentò all'appuntamento con l'Hapoel Holon con un roster ridottissimo, composto da soli cinque atleti. Una condizione, questa, che preannunciava inevitabilmente l'incapacità di competere adeguatamente, trasformando quello che doveva essere un incontro di play-in per l'accesso agli ottavi di finale della Basketball Champions League in un mero atto formale, privo di qualsiasi competitività e seguito da chi, pur pagando, ne aveva acquistato i diritti televisivi.
Il forfait che segna la fine
L'epilogo di quella che è stata immediatamente etichettata come "la partita della vergogna", terminata sul punteggio di 38 a 5 dopo appena 6 minuti e 57 secondi di gioco effettivo, non si è fatto attendere. La Federazione internazionale, attraverso un comunicato ufficiale, ha applicato con rigore il proprio regolamento, in particolare l'Articolo 14.5.4 delle norme che governano le competizioni. Tale disposizione prevede, in maniera cristallina, che un club che perda un incontro per forfait o a tavolino durante le fasi dei Play-In e dei Play-Off incorra automaticamente nella perdita dell'intera serie. Una norma, del resto, concepita per tutelare l'integrità e la serietà della competizione stessa, valori messi a repentaglio dalla condotta della compagine siciliana.
Le ripercussioni sistemiche di una crisi
La scure dell'esclusione, quindi, è caduta inesorabile, decretando la fuoriuscita degli Shark dalla Champions League. Le implicazioni di questo episodio, però, non si limitano al solo ambito cestistico continentale, ma rischiano di riverberarsi sull'intero sistema sportivo della città, considerando che la proprietà della società di basket è la medesima che controlla anche il Trapani Calcio. Il deferimento del presidente Antonini dinanzi agli organi di giustizia sportiva apre uno scenario di incertezze e potenziali conseguenze gravi, tali da minacciare la sopravvivenza di entrambe le realtà professionali. La città, pertanto, si trova a dover fronteggiare il concreto pericolo di vedere svanire, in un colpo solo, i suoi due principali riferimenti nello sport nazionale, in un cortocircuito di difficoltà finanziarie e gestionali che ha ormai superato i confini regionali per diventare un caso mediatico di rilevanza europea.
Un danno d'immagine che supera i confini di gioco
L'episodio, per la sua natura plateale, ha inevitabilmente scavato un solco profondo nella credibilità sportiva del club e, per riflesso, della stessa città. Aver costretto gli avversari a una vittoria di pura formalità, aver deluso i tifosi e, non ultimo, aver offerto uno spettacolo indegno a chi aveva sostenuto un costo per seguire l'evento, costituisce un danno di immagine difficilmente recuperabile nel breve periodo. La vicenda giudiziaria aperta dal deferimento rappresenta ora l'unico canale ufficiale attraverso il quale si definiranno le responsabilità e, possibilmente, il destino di un sodalizio che, dalle promesse di crescita, è precipitato in uno dei più cupi capitoli della sua storia.




