Meglio tardi che mai, la seconda occasione (tra le sbarre) di un attore cancellato
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La caduta, si sa, è sempre più rapida dell’ascesa. E per un attore di successo, travolto dalle conseguenze di una battuta infelice – un’offesa pesante rivolta a una collega sul set – l’ostracismo del mondo dello spettacolo diventa immediato e totale, come se l’intera macchina produttiva avesse deciso di rimuoverlo all’istante senza possibilità di replica.
Giuseppe Curti, con la commedia sentimentale “Meglio tardi che mai”, in onda domenica 31 maggio in prima serata su Rai 1 nell’ambito della collana “Purché finisca bene”, costruisce però il suo racconto proprio a partire da questo punto di non ritorno: da una gogna mediatica che trasforma la popolarità in veleno.
La produzione, firmata Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction e finanziata anche dal Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, affida a Lorenzo Richelmy il ruolo di Marco, un narcisista costretto suo malgrado a misurarsi con l’autenticità perduta.
Il carcere come palcoscenico della redenzione
Per ripulire un’immagine ormai irrimediabilmente compromessa, l’agente di Marco (Sergio Assisi) non ha dubbi: occorre un gesto clamoroso di riparazione.
Ed ecco che dall’oblio spunta la proposta della zia Tina, un’assistente sociale con venature da Miss Marple interpretata da Emanuela Grimalda, che lo convince a tornare a Bassano del Grappa – città natale da cui era fuggito – per tenere un corso di teatro in un carcere femminile.
L’ironia della sorte, ovviamente, non tarda a manifestarsi: chi era abituato a recitare davanti alle telecamere si ritrova ora a farlo tra mura detentive, di fronte a un pubblico di detenute tutt’altro che disposto a tributargli l’adorazione a cui era abituato.
Le meccaniche della narrazione, tipiche del ciclo “Purché finisca bene”, trasformano presto questa punizione obbligata in un viaggio interiore. Non si tratta più di salvare la faccia, quanto di ritrovare un senso per la propria professione, e forse anche per la propria vita, scavando tra le macerie di un ego smisurato.
Un amore dal passato e un giallo da risolvere
La vera svolta, nella sceneggiatura curata tra gli altri da Gianluca Iumiento e Maria Sole Limodio, arriva con l’incontro più atteso: dietro le sbarre, a seguire il suo laboratorio, c’è infatti Arianna, interpretata da Mariana Lancellotti, l’amore giovanile che Marco aveva abbandonato senza mai mantenere la promessa di far ritorno.
Reclusa – secondo la trama, ingiustamente – per una vicenda di truffa legata all’azienda di famiglia, la ragazza non ha alcuna intenzione di perdonare con leggerezza il torto subito.
Curti intreccia così diverse corde narrative: da un lato la commedia sentimentale fatta di battibecchi e silenzi carichi di rancore, dall’altro una sottotrama gialla che ruota attorno alla figura dell’avvocato Francesco, un Gabriele Cirilli che veste insospettabilmente i panni di un legame ambiguo e minaccioso.
Mentre il teatro diventa un’ancora di salvezza per le altre detenute (tra cui spiccano i personaggi di Irina, madre separata dai figli, e Fatima, terrorizzata dall’idea di uscire), Marco scopre che forse il copione della sua esistenza può ancora essere riscritto, ammesso che sappia ascoltare le voci di chi ha intorno.
Bassano del Grappa, da sfondo a protagonista
Non c’è redenzione possibile, per la macchina produttiva del film, senza un’ambientazione solida. Le riprese, effettuate nel novembre del 2025, hanno trasformato la caserma “Montegrappa” di Bassano del Grappa nel set del carcere femminile, sfruttando le architetture severe della struttura per restituire il senso di claustrofobia iniziale che progressivamente si scioglie.
La città veneta, già candidata a Capitale della Cultura per il 2029, offre però anche lo scenario opposto: il Ponte Vecchio (meglio noto come Ponte degli Alpini), i vicoli del centro storico e il profilo del massiccio del Grappa fanno da contrappunto lirico alla durezza della detenzione, creando un dualismo visivo tra prigionia e libertà, tra passato e futuro.
In questo senso, la regia di Curti cerca di mantenere quel tono “frizzante” richiesto dalla commedia, bilanciando l’elemento sociale – la rappresentazione del mondo carcerario – con la leggerezza del romanticismo.
Un equilibrio che, sebbene precario, prova a restituire dignità a storie di fragilità senza scadere nel patetismo, avvalendosi anche di un cast corale che include Camilla Filippi, Claudio Corinaldesi e la partecipazione straordinaria dello stesso Cirilli, confermando l’attenzione di Rai Fiction per i prodotti confezionati su misura per la prima serata domenicale.




