La Microlino minaccia di lasciare Torino per la Cina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’avventura europea della Microlino, la minuscola vettura elettrica il cui design rievoca le forme dell’iconica Isetta, rischia di interrompersi bruscamente, spostando la sua produzione dall’Italia verso la Cina. A lanciare l’allarme è stato Wim Ouboter, amministratore delegato della svizzera Micro, che in un’intervista ha espresso con toni risoluti la crescente insofferenza della famiglia Ouboter, ideatrice e proprietaria del progetto, per la mancanza di un sostegno concreto da parte delle istituzioni europee. La delusione, è bene specificarlo, non è indirizzata verso il partner industriale attuale, l’azienda piemontese Cecomps, che assembra il veicolo nello stabilimento di La Loggia, alle porte di Torino, bensì verso un sistema che, a differenza di quanto accade per i costruttori automobilistici tradizionali, non riconoscerebbe sufficienti incentivi ai veicoli di questa categoria.

Una produzione troppo costosa in Europa

Secondo quanto trapelato dalle dichiarazioni di Ouboter, la produzione in Europa viene considerata ormai eccessivamente onerosa, un fattore che, in assenza di aiuti comunitari mirati, sta spingendo la proprietà a valutare con crescente insistenza l’ipotesi di delocalizzare l’intera filiera in Cina. La situazione, che si sta protraendo da tempo, ha raggiunto un punto critico, spingendo la dirigenza a formulare un vero e proprio ultimatum. Le parole del CEO non lasciano spazio a molte interpretazioni: senza un intervento rapido e tangibile, l’Europa rischia di perdere una produzione simbolo di un certo approccio alla mobilità urbana, cedendola a un continente che, al contrario, dimostra di saper attrarre investimenti con politiche industriali più aggressive.

Il monito della proprietà svizzera

Il cuore del problema, come spesso accade in simili scenari, risiede nella sostenibilità economica. La famiglia Ouboter, pur apprezzando il lavoro svolto in Piemonte, si dichiara insoddisfatta del quadro normativo e incentivante comunitario, il quale non favorirebbe in misura adeguata i veicoli leggeri e compatti come la Microlino. Questo genere di automobili, nonostante il loro potenziale nel ridurre la congestione del traffico e l’inquinamento nelle aree metropolitane, si troverebbero a competere in condizioni di svantaggio, vedendo precluso l’accesso a quei benefici finanziari che invece sostengono la diffusione di vetture elettriche di dimensioni convenzionali. Una disparità di trattamento che, secondo la proprietà, mina alla base la fattibilità dell’operazione nel Vecchio Continente.

Il futuro dell’assemblaggio a La Loggia

L’eventuale trasferimento in Cina rappresenterebbe una battuta d’arresto per il distretto automotive torinese, che aveva visto nella Microlino un progetto innovativo e dal forte richiamo mediatico. La decisione, che al momento rimane oggetto di attenta analisi da parte della dirigenza svizzera, non è ancora stata formalizzata, ma il monito è chiaro e suona come un campanello d’allarme per l’intera politica industriale europea in materia di mobilità sostenibile. La possibile partenza segnerebbe la fine di una collaborazione avviata con ottimismo e getterebbe un’ombra sulle capacità del sistema-Paese di trattenere produzioni ad alto valore tecnologico e simbolico.

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