Mantovano: "sul referendum contro il no slogan fake, anche i social li smontano"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel discorso tenuto a Napoli per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il sottosegretario Alfredo Mantovano è intervenuto con decisione sul tema del referendum, sollecitando un confronto più elevato e denunciando, senza mezzi termini, l’uso di argomentazioni fallaci. "Alcuni slogan qualificati come fake news", ha dichiarato Mantovano, "vengono ormai smascherati persino dagli algoritmi dei social network", in un chiaro riferimento a quei contenuti, fra i quali il noto video dello storico Alessandro Barbero, che le piattaforme hanno limitato o oscurato. Un attacco, il suo, che non ha citato esplicitamente nomi ma che è parso indirizzato proprio verso le voci più note schierate per il No, alle quali ha implicitamente rimproverato di aver alimentato una campagna basata su allarmismi e semplificazioni. Mantovano, del resto, ha ribadito come la consultazione referendaria non debba essere dipinta come "il giorno dell’Apocalisse", citando le Scritture per invitare a una vigilanza scevra da catastrofismi, mentre ha esortato a riportare il dibattito su un piano civile e sostanziale, lontano dalle strumentalizzazioni.

Un quadro giudiziario in chiaroscuro nella città partenopea

Il contesto in cui il sottosegretario ha parlato non è stato affatto di cornice. I dati presentati dalla presidente della Corte d’Appello, Maria Rosaria Covelli, hanno infatti delineato una realtà preoccupante, specialmente per quanto riguarda il tribunale per i minorenni. Lì, i procedimenti penali a carico di minori sono raddoppiati, passando da 226 a 448, a testimonianza di un’impennata di episodi di violenza, alcuni dei quali di particolare gravità, e di comportamenti devianti spesso legati all’utilizzo di armi bianche e alla criminalità organizzata. Se da un lato, come ha sottolineato Covelli, si registrano progressi nell’abbattimento degli arretrati e nel saldo tra nuovi fascicoli e quelli definiti, dall’altro il quadro che emerge è quello di una giustizia chiamata a fronteggiare fenomeni sociali allarmanti, come la proliferazione di gang giovanili e una violenza diffusa che sembra trovare sempre nuovi adepti tra gli adolescenti.

La giustizia minorile sotto pressione

La fotografia scattata nel distretto di Napoli, dunque, non si limita ai numeri ma racconta di una tendenza che preoccupa gli addetti ai lavori. L’aumento esponenziale dei processi dibattimentali per minori non è un dato statistico fine a se stesso; parla, piuttosto, di un malessere radicato, di una devianza che si manifesta in forme sempre più aggressive e organizzate. L’allarme lanciato dalle autorità giudiziarie locali, pur nel rispetto delle singole indagini in corso e senza scendere in dettagli espliciti sui singoli casi di cronaca nera, si concentra sulla natura strutturale del fenomeno, che vede i ragazzi sempre più coinvolti in dinamiche criminali violente. Una situazione che impone, oltre all’impegno della magistratura, una riflessione più ampia sulle cause sociali di questo disagio.

Il dibattito istituzionale tra riforme ed emergenze

L’intervento di Mantovano, in questa cornice, ha assunto un doppio significato: da una parte ha toccato il nervo scoperto del dibattito nazionale sulla riforma della giustizia, dall’altra si è inserito in un momento in cui la macchina giudiziaria, specie in alcune aree del Paese, è chiamata a rispondere a emergenze concrete e pressanti. Il sottosegretario ha voluto sdrammatizzare le tensioni politiche sulla separazione delle carriere, invitando a una discussione più ponderata, mentre i numeri di Napoli ricordano che, al di là delle riforme, esistono criticità quotidiane che richiedono risposte immediate. Due piani distinti, quello del confronto sulle riforme strutturali e quello dell’amministrazione della giustizia nel suo operato quotidiano, che tuttavia si intrecciano nel definire la credibilità e l’efficacia dell’intero sistema.

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